Filiere solidali e sostenibili: il fascino di chi ha il coraggio di fare “GOEL” con il BIO!

Dhebora Mirabelli | 23 febbraio 2016

Articolo realizzato da una collaborazione tra Dhebora Mirabelli e Alessio Muccini.

Breve estratto di un’intervista al Presidente del Gruppo Cooperativo GOEL e CEO di CANGIARI, primo brand etico-sociale del panorama della moda di fascia alta in Italia, ha innovato e stravolto adottando un nuovo punto di vista.

LEADER SOLIDALE che in un nostro post abbiamo ridisegnato come espressione propria delle belve feroci e dei selvaggi della creatività, di cui era un esponente illustre nella pittura Matisse, l’esperto di CSR di questa intervista è il rappresentante di una realtà imprenditoriale di successo “capace di risollevare o sgravare l’anima, vincere la pesanteur esistenziale che quotidianamente ci schiaccia.”

Lo strumento della sua arte non è un pennello ma un telaio guidato dalle mani esperte di chi fa della tradizione e della cultura nate in terre aspre colpite dalla mafia un fiore all’occhiello del Made in Italy.

Parole d’ordine di questo successo: solidarietà, responsabilità, dignità, sapienza e sostenibilità di un’intera tela sociale che intesse la filiera produttiva e commerciale firmato “CANGIARI” e “GOEL Bio”.

Ci fai in esempio pratico di come riuscite a far sì che l’etica sia sempre garantita nel processo di produzione?

Ecco un esempio chiave, se vogliamo didattico, dell’etica efficace: un ramo di GOEL è rappresentato da GOEL Bio (www.goel.coop/bio), una cooperativa agricola che mira a far fronte a due esigenze.  Le due esigenze sono: 1) far fronte e contrastare in modo diretto le continue e ripetute aggressioni alle aziende agricole, aggressioni sconosciute o ignorate dai media; perché a differenza delle aggressioni che la ‘ndrangheta fa ad un esercizio commerciale dove si vede la bomba che salta, nelle campagne non si vede. Le campagne sono silenziose, sono scomparse agli occhi della comunità. Quindi di conseguenza questi soprusi vengono ignorati. Queste aggressioni hanno uno schema di progressione, potremmo così definirlo. Prima, si comincia con il bestiame che invade il terreno coltivato (l’abigeato), poi gli incendi e altri danneggiamenti intimidatori; alla fine l’agricoltore ha di fronte due scelte: a) andare dal “capo bastone” locale e chiedere le ragioni di queste azioni intimidatorie A questo punto, capita che questi fingendo la più totale estraneità dirà che se ne occuperà lui perché sicuramente “non è una cosa giusta“, come se in qualche modo non fosse lui stesso a commissionare queste intimidazoni e si trasformasse da autore a protettore che vanta un diritto; b) non scendere a compromessi e decidere di vendere tutto ed andare via. In questo caso direi… oltre il danno la beffa!. La ‘ndrangehta, non fa avvicinare nessun potenziale compratore dell’azienda agricola e dirà all’agricoltore: “Se tu vuoi vendere l’azienda la venderai a noi al prezzo che diciamo noi“;

2) l’altro problema, a cui GOEL Bio voleva dare una risposta concreta è stato violentemente posto all’ordine del giorno dalla rivolta delle arance a Rossano. Dove tutti hanno preso coscienza di questo sfruttamento strutturale nel mercato agricolo degli agrumi.

Le arance arrivano ad essere pagate a 5 centesimi di €/kg ed il problema non è più il padrone che sfrutta l’immigrato clandestino e povero, il problema è che se si è un piccolo produttore calabrese anche ci si auto-sfrutta.

Quindi dovevamo provare a dare una risposta efficace per tutti.

  • abbiamo aggregato le aziende agricole aggredite dalla ‘ndrangheta all’interno del territorio;
  • abbiamo scelto di fare un prodotto esclusivamente biologico, perché ci sembrava che questo rispettasse il consumatore ma anche il nostro territorio e la nostra vocazione dello sviluppo turistico locale;
  • ci siamo inventati un marchio che potesse connotare tutta la produzione: GOEL Bio, appunto;
  • abbiamo costruito una filiera di distribuzione che cercasse di massimizzare il ritorno sui produttori effettivi. Quindi saltare tutti i passaggi commerciali superflui: ci siamo strutturati in modo che GOEL BIO faccia gli investimenti e poi i macchinari vengano affidati ad i nostri soci. Questo da un lato ci ha evitato di porre un ricarico importate sul prodotto e dall’altro ha fornito ulteriore lavoro ai nostri soci / produttori.

In sostanza, siamo riusciti a fissare un prezzo minimo delle arance a 40centesimi di €/kg. Otto volte in più di 5 centesimi.

Il prezzo è stato fissato insieme ai produttori definendo così la soglia adeguata che consentisse di pagare sindacalmente i lavoratori e permettersi un margine di sviluppo sostenibile per l’azienda.

A fronte di tutto questo, in un processo democratico e partecipato con tutti i soci, abbiamo stabilito un sistema di autocontrollo interno che garantisse il processo etico in tutta la filiera di produzione, ovvero un sistema di verifiche etiche su come il socio opera in azienda.

Questo protocollo etico è parte integrante del contratto di fornitura tra GOEL Bio e i propri soci. Il protocollo prevede che ogni socio accetti ispezioni in azienda a sorpresa, senza preavviso. Se durante uno di questi controlli si trovasse anche un solo lavoratore “non in regola” non solo c’è ovviamente l’espulsione dalla base di GOEL Bio, ma questa clausola etica prevede anche una sanzione di 10 mila € ogni lavoratore “in nero” che opera in azienda. Non vi è possibilità di opposizione e/o rifiuto alle ispezioni e controlli “a sorpresa”. Ad ora i controlli sono in carico a GOEL BIO ma che a breve verranno seguiti da un organismo terzo.

L’etica è inserita dappertutto in ogni passaggio, sia identitario, sia produttivo che distributivo.

Sulla base dell’etica, facciamo anche una selezione, per quanto possibile, dei nostri clienti.

 

 

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