Rivoluzione pacifica, la forza dirompente del (non) fare, tutti insieme

Laura Taraborrelli |11 giugno 2013

 

Dal 25 al 27 aprile si è svolta a Roma la XXVIII assemblea generale di Amnesty International Italia (amnesty.it), la sezione italiana della ONG che da 50 anni si batte per affermare il rispetto dei diritti umani ovunque nel mondo.

L’assemblea ha lasciato spazio  – tra gli altri – a CANVAS  (Centro per l’applicazione di strategie e azioni non violente), la ONG serba che incoraggia i movimenti democratici non violenti attraverso lezioni di strategia e tattiche di lotta pacifica. Sostenitrice di Amnesty e dell’idea di una rivoluzione sociale non violenta, ho contattato Srdja Popovic uno dei fondatori di Canvas – e ho ascoltato la storia memorabile di un vero architetto del cambiamento globale.

Popovic  ha l’aspetto tranquillo dell’avvocato di provincia, ma fa il rivoluzionario di professione: nel 2000 è stato uno dei fautori della caduta di Milosevic attraverso il movimento di resistenza non violenta Otpor e dal 2003, con CANVAS (canvasopedia.org), forma rivoluzionari disarmati, pronti a cambiare il mondo con la forza della coesione, della comunicazione e della strategia organizzata.

Potremmo definirlo un allenatore planetario  di rivoltosi non violenti: non offre modelli, piuttosto condivide, mobilita, incoraggia, lasciando che ciascuno trovi la sua strada verso una alternativa possibile.

In questi 10 anni ha formato attivisti di oltre 46 paesi diversi:  a lui hanno fatto riferimento movimenti civili di successo come la rivoluzione delle rose in Georgia nel 2003, la rivoluzione arancione in Ucraina nel 2004, la rivoluzione dei cedri  in Libano nel 2006 e quella dei gelsomini in Tunisia nel 2011.

Popovic ha trasformato l’azione disobbediente in un sapere condivisibile ed esportabile attraverso libri di testo, lezioni e  workshop, mettendo a disposizione la propria esperienza e facendo tesoro degli errori commessi. Ha capito che la non violenza procede per piccoli passi e produce cambiamenti di civiltà nel lungo periodo, che la democrazia nasce dalla sollevazione dei grandi numeri e che per mobilitare le masse occorre intercettarne i bisogni e muoverne le passioni.

La soluzione dei conflitti non si trova presidiando rabbiosamente  il proprio spazio, ma condividendolo per renderlo virtualmente illimitato e felicemente abitato. Le battaglie si vincono non quando una fazione prevarica l’altra, ma quando il sogno del singolo diventa visione collettiva e dunque futuro.

Srdja Popovic assomiglia nelle azioni e nel cuore a Frodo Baggins l’hobbit protagonista del Signore degli Anelli di Tolkien – suo libro preferito – che si scopre eroe impavido a causa dell’ingiustizia intollerabile che lo circonda: non ha chiesto lui di avere l’anello, ma di fatto ce l’ha e deve consegnarlo. A dimostrazione del fatto che anche le creature più piccole possono cambiare il mondo.

Una vera rivoluzione, senza armi.

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