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Crowfunding: quando la rete si fa social

Daniela Castrataro | 16 Maggio 2014

Mi sono avvicinata al crowdfunding da persona che ha vissuto in prima linea gli anni del “boom” dei social media. Ho sempre guardato alla nascita del crowdfunding come un prodotto dei social networks e ne ho osservato l’evoluzione in parallelo con l’evoluzione dei social e soprattutto con la loro graduale integrazione nella nostra vita quotidiana. Pertanto, mi sembra impossibile – nonché insensato – parlare di crowdfunding senza parlare di dinamiche “crowd” e “social”. E’ imprescindibile capire il legame o esserne per lo meno consapevoli per poter approfittare appieno di questa nuova opportunità di finanziamento di progetti e iniziative. Non è un caso che il crowdfunding si definisca un metodo di raccolta di capitali collettivo e collaborativo, che sfrutta le nuove opportunità messe a disposizione dal web 2.0. Ma cosa significa ciò esattamente? Proviamo a capirlo insieme.

La raccolta fondi effettuata in piccole somme versate da tante persone per arrivare ad un obiettivo comune non è un’idea nuova, anzi ha radici molto antiche. Eppure qualcosa è cambiato ed è appunto l’ingresso delle social networks nel “gioco”. I social media hanno cancellato barriere geografiche ma soprattutto mentali. Non si tratta solo della portata virale che hanno questi strumenti, ovvero della loro capacità di portare il nostro messaggio in territori e a gruppi e community geograficamente lontani da noi. Si tratta soprattutto di partecipazione, empatia, coinvolgimento, condivisione di obiettivi, mentalità aperta e collaborativa, visione collettiva piuttosto che individualistica. Il crowdfunding è tutto questo ed è reso possibile dagli strumenti “social”, e quindi dalla mentalità, dai nuovi comportamenti e dalle nuove abitudini emersi e alimentati dalle nostre costanti e ormai quasi invisibili e inconsce interazioni che accadono online ogni giorno.

Queste continue interazioni permettono un confronto continuo e inconscio con i nostri “pari” a livello globale, contribuendo così ad accrescere la nostra conoscenza della società nel suo insieme, ad aumentare il senso di identificazione con essa e quindi ottenere quel senso di validazione che ci mette in grado di agire o fare qualcosa che non avremmo mai pensato di essere capaci di fare. Così si stanno facendo avanti milioni di project holder, ovvero persone con un’idea e un progetto che ora hanno la possibilità di farlo conoscere al resto del mondo tramite una piattaforma web e ottenere contributi e finanziamenti per esso. Dall’altra parte, abbiamo coloro che non hanno un progetto ma che si identificano in quelli pubblicati e vogliono aiutare a realizzarli. Se da un lato i social media hanno abbassato le barriere all’accesso e alla produzione di informazioni, il crowdfunding sta abbassando le barriere di accesso e condivisione di capitale, rendendo possibile una democratizzazione dell’innovazione e della filantropia.

E’ imprescindibile capire ciò prima di avviare una qualsiasi campagna, grande o piccola che sia. Allo stesso modo, va compreso che il crowdfunding non significa solo denaro. Le transazioni non vengono attivate solo per “comprare”qualcosa o per “finanziare” qualcosa. Al di là dei modelli di crowdfunding più attuali (abbiamo sentito parlare molto di equity crowdfunding recentemente), che vanno comunque a rinnovare il mondo finanziario e a distaccarlo in parte dagli obiettivi primari di profitto individualistico, il crowdfunding moderno è nato nel suo modello “reward-based”, che si ha quando a fronte di un’offerta o un contributo verso un progetto viene riconosciuta una ricompensa strettamente non monetaria. Questa è una conseguenza della mentalità accennata sopra: milioni di persone hanno donato fino ad oggi miliardi per ottenere ricompense che nella maggiorparte dei casi sono intangibili, e si riducono spesso a un semplice grazie pubblico. Perché? Semplicemente per sentirsi partecipi di un cambiamento, di un’innovazione, di un’iniziativa tesa al bene collettivo.

Infine, non si può parlare di crowdfunding senza accennare a nozioni quali fiducia e trasparenza. La vicinanza, il senso di identificazione e confidenza apportato dalle nostre continue interazioni sui social media ha permesso la nascita di un nuova valuta, la fiducia. La fiducia emerge perché ci conosciamo meglio tra di noi, confrontandoci ogni giorno, e perchè l’infrastruttura del social web permette un livello di trasparenza che finora non era mai stato sperimentato.La fiducia è fondamentale perché può trasformare un legame sociale in un legame economico. Dietro un progetto di crowdfunding c’è sempre un progettista, che ha un nome e un viso, che potrà essere contattato tramite la piattaforma e che risponderà apertamente lì. La fiducia, abilitata dalla trasparenza, a sua volta facilitata dalla struttura del social web, è la nuova valuta delle transazioni economiche.

Il crowdfunding è tanto altro, ma è prima di tutto questo e non si possono ignorare tali concetti per farlo. Altrimenti sarebbe semplice fundraising, fatto nel luogo sbagliato, nel momento sbagliato e soprattutto rivolgendosi a persone sbagliate, che ormai hanno aspettative e valori diversi.


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