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#LetGirlsLearn: il ruolo della Banca Mondiale e delle ONG

#LetGirlsLearn: il ruolo della Banca Mondiale e delle ONG

Silvia Fontana | 3 Maggio 2016

La presentazione dell’iniziativa Let Girls Learn (LGL) da parte di Michelle Obama alla Banca Mondiale (BM) e l’annuncio della BM di destinare almeno 2.5 miliardi di dollari nell’educazione delle adolescenti ha creato non poco scalpore soprattutto tra i non addetti ai lavori. Leggendo i commenti arrivati al post di Marco Crescenzi -Presidente ASVI Social Change  su il Fatto Quotidiano molti si chiedono, per esempio, per quale motivo ci si debba focalizzare sull’istruzione delle adolescenti e non invece promuovere l’educazione per tutti, indipendentemente dal sesso.

E’ bene precisare che questo di fatto già avviene e tale campagna vuole aggiungersi ai programmi educativi già esistenti, focalizzandosi però, nello specifico, sulle ragazze. La campagna LGL e il grande investimento da parte di Banca Mondiale nell’educazione alle ragazze rappresentano un importante passo in avanti verso uno sviluppo sostenibile e di lungo periodo. Vi propongo quindi alcuni spunti di riflessione e lezioni apprese sull’effetto domino che l’educazione delle adolescenti ha in termini di sviluppo economico e sociale di una comunità; questo al fine di meglio comprendere la portata della strategia in ambito educativo adottata da Banca Mondiale per il raggiungimento degli Obiettivi per lo sviluppo sostenibile ed, in particolare, degli Obiettivi 4 e 5 dell’Agenda 2030: (4)Fornire un’educazione di qualità, equa ed inclusiva, e opportunità di apprendimento per tutti e (5)Realizzare l’uguaglianza di genere e migliorare le condizioni di vita delle donne.

L’iniziativa #LetGirlsLearn è iniziata circa un anno fa, promossa da Michelle Obama, ha saputo essere catalizzatrice di risorse e idee; tale campagna ha capitalizzato i risultati del lavoro di USAID nei programmi educativi alle bambine e ragazze. Gli incoraggianti risultati di USAID hanno portato l’amministrazione Obama a pensare in maniera integrata a tali programmi educativi. L’iniziativa infatti mira ad un impatto su larga scala, coinvolgendo diverse agenzie americane, partner privati e i governi locali, per  investire ingenti risorse in progetti che migliorino l’accesso all’educazione, soprattutto in zone di conflitto o post-conflitto e che offrano training e opportunità lavorative. Alla presentazione di Let Girls Learn durante i meeting di primavera BM-FMI, il presidente Jim Yong Kim ha confermato che la Banca Mondiale investirà almeno 2.5 miliardi di dollari nei prossimi 5 anni in programmi educativi per le adolescenti (12-17 anni di età).

L’importanza di tale impegno risiede nell’attuale condizione di milioni di ragazze. Oggi, in particolare, circa 30 milioni di ragazze adolescenti non frequentano la scuola e coloro che lo fanno, lottano ogni giorno per restarvi a causa di barriere economiche e sociali (e.g., le famiglie sono troppo povere per sostenere le tasse scolastiche, le ragazze rischiano di essere vittime di violenza sessuale lungo il cammino per andare a scuola, rischiano di rimanere incinte molto giovani e, in ancora troppi paesi, sono purtroppo obbligate a diventare spose bambine).

In questo scenario LGL e l’investimento di BM rappresentano importanti passi in avanti nel garantire istruzione e migliorare le condizioni di vita di giovani donne e delle loro comunità. Credo fermamente che investimenti di medio-lungo periodo in programmi educativi per adolescenti contribuiscano al miglioramento della società nel suo insieme; vi propongo qui di seguito alcuni spunti di riflessione.

L’Educazione come investimento strategico di lungo periodo per la comunità.

  • L’educazione è uno dei mezzi più efficaci per il miglioramento della condizione delle ragazze e giovani donne: le ragazze istruite tendono ad essere più sane e attive in famiglia e come membri della comunità (e.g., si pensi all’educazione alla salute o alle pratiche alimentari di base per la prevenzione della malnutrizione). A supporto di ciò, secondo ricerche USAID basti pensare che: un anno in più di educazione secondaria aumenta il reddito futuro di una ragazza almeno del 10%, in India le donne senza istruzione sono più soggette a violenze rispetto a donne istruite, il rischio di diventare spose bambine diminuisce se le adolescenti frequentano una scuola secondaria, un anno in più di educazione per una adolescente (e in potenziale, futura madre) riduce poi il rischio di mortalità infantile del 5-10%.
  • Investire nell’educazione e nella leadership femminile non deve essere una cosa (solo) giusta ma è soprattutto un investimento sensato in termini di risultato atteso (cfr. business-oriented decision). Risultati sul campo dimostrano infatti che investire nelle donne e nelle adolescenti ha un impatto importante sulla comunità nel suo insieme. Questo per il ruolo della donna nella comunità e nella famiglia, essendo la prima responsabile, per esempio, dell’educazione e dell’alimentazione dei figli, futuri membri delle stesse comunità. Istruire quindi le adolescenti e proporre loro percorsi di inserimento lavorativo porterebbe al miglioramento del sistema nel suo complesso: tali adolescenti diventeranno donne che contribuiranno positivamente alle dinamiche familiari e comunitarie (economic and social multiplier effect).

I progetti di BM per le adolescenti sono caratterizzati da un approccio integrato e costituiti da componenti educative (i.e., istruzione e formazione), oltre che da attività volte a migliorare l’accesso delle adolescenti all’istruzione secondaria (e.g., borse di studio, campagne contro la violenza di genere e i matrimoni forzati).

In sostanza, BM mira a garantire un’istruzione di qualità, un accesso sicuro e continuativo ai servizi educativi nonché il completamento degli studi da parte delle adolescenti per formare giovani donne con le competenze necessarie per un lavoro e, in ultima analisi, per decidere della vita che vogliono vivere.

La mancanza di una corretta istruzione insieme al limitato accesso ai servizi educativi e ai servizi medici di base rappresentano fortissimi freni allo sviluppo non solo per l’adolescente ma per tutta la comunità. L’approccio di BM sembra quindi essere una coerente risposta alle mancanze sistemiche evidenziate e contribuisce alle fondamenta di uno sviluppo comunitario sostenibile.

In termini operativi, il coordinamento e il monitoraggio di tutte le diverse attività e fasi di progetto di tale approccio rappresenteranno sicuramente elementi di complessità e una sfida di management per BM.

Infine, un tema a me molto caro riguarda la collaborazione con gli attori locali non governativi. Da una prima analisi sulle modalità di implementazione della Strategia Educativa (si veda: Education Strategy 2020: Learning for All) di BM, la collaborazione con stakeholders locali e la società civile risulta, in principio, come uno dei meccanismi utili per un impatto di lungo periodo dei progetti educativi. Voglio comunque sottolineare l’assoluta necessità di puntare maggiormente in questa direzione. Ritengo che per l’efficacia di tali progetti educativi il coinvolgimento di stakeholders locali sia imprescindibile per il successo della Strategia 2020 di BM e per capacity building a livello di società nel suo insieme. Auspico quindi che la Banca Mondiale, di concerto con i governi locali, implementi progetti educativi con la collaborazione sempre più attiva di organizzazioni locali e membri della società civile, attori che sono già sul territorio e che possono per questo contribuire in maniera efficace al design dei progetti e alla loro implementazione nei diversi contesti.


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