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‘Conosciamoci!’: Federico Atzori

‘Conosciamoci!’: Federico Atzori

Le interviste ai membri di Social Change School da parte della Social Change School!

È il turno del Didactic Innovation Manager, Federico Atzori

 

Prosegue il nostro viaggio esplorativo fra i componenti della grande famiglia della Social Change School; sono loro i volti, le persone, le anime che portano avanti azioni e ideali che da quasi venti anni contraddistinguono la scuola rendendola un punto di riferimento per la formazione non-profit.

Oggi andiamo a incontrare, tramite le domande di ‘Conosciamoci!’, uno dei coordinatori della didattica più popolari e poliedrici della scuola: Federico Atzori.

D.: Federico, iniziamo con le presentazioni: da quanto sei nella Social Change School?

R.: Ciao Guido, faccio parte dello staff della Social Change School da circa due anni e mezzo. Ho iniziato la mia collaborazione quando ero studente della scuola e ho continuato dopo il diploma fino a oggi. Ho ventisei anni e sono nato a Cagliari, in Sardegna.

D.: Quali sono state le tue prime esperienze con le ONG? Com’è iniziata la tua storia?

R.: La mia prima esperienza con le ONG è stata a Cagliari, nel 2012, con il gruppo di Volontari di Save the Children Italia. Tutto ebbe inizio in modo quasi casuale: studiavo Scienze Politiche ed ero affascinato dalle tematiche sociali, sociologiche e storiche del terzo settore e delle cooperative. Scoprii che a Cagliari erano attivi molti gruppi di volontari di diverse organizzazioni e scrissi un’email a tre organizzazioni per conoscerne le attività. L’unica che mi rispose fu Save the Children Italia nella persona di Federica Testorio (responsabile volontari per l’Italia), indicandomi come diventare volontario e mettendomi in contatto con le referenti del gruppo cittadino. Dopo pochi giorni partecipai al primo incontro di coordinamento e rimasi incredibilmente stupito dall’energia e voglia di fare del gruppo. Tutto iniziò così e ancora continua!

D.: Qual è stato un episodio che ti è rimasto impresso in questi anni?

R.: L’episodio più significativo durante la mia esperienza come Volontario è stata quella che ho avuto modo di raccontare in precedenza quando “iniziata la campagna “Allarme infanzia” lanciata da Save the Children Italia in ben 16 città italiane per riflettere sulla condizione dell’infanzia in Italia, tra gli ultimi in Europa per “povertà di futuro”. Il gruppo di volontari di Cagliari di cui faccio parte, scatenò l’interesse di diverse testate giornalistiche locali e la foto simbolo della campagna nelle città, fatta proprio a Cagliari finì nell’articolo nazionale di un famoso quotidiano” [NdR: La Nuova Sardegna – 22 Maggio 2013]. Quello che maggiormente mi colpì fu l’interesse di davvero tante persone che assieme a noi si mobilitarono per dar voce alla campagna e indirettamente alle persone.

La Nuova Sardegna - Articolo Federico II

Nel mio rapporto con le Organizzazioni, in questi anni, ciò che più mi è rimasto impresso è l’enorme preparazione e umanità dei professionisti che ho conosciuto. Pensare che i nostri corsisti, dopo il master, saranno come i docenti che hanno avuto l’onore di conoscere mi riempie d’orgoglio.

D.: Federico, entriamo nel personale. Tre parole per descriverti

R.: Creativo: la creatività è sempre stata la caratteristica fondamentale in tutto ciò che faccio, dalla soluzione dei problemi ai rapporti personali.

Testardo: la creatività mi porta ad essere aperto, disponibile e spesso entusiasta del cambiamento ma ci sono alcuni valori nei quali credo e per i quali non sono disposto a contrattare.

Curioso: è una caratteristica a doppio taglio: sono curioso di tutto e di tutti. Conoscere, sperimentare, testare, e solo alla fine valutare. Di qualsiasi cosa si tratti, di qualsiasi persona, fatto, teoria o esperimento, sono sempre stato curioso.

D.: Oltre al non-profit, tu hai un’altra grande passione: il rock. Fai recensioni di album sia storici che contemporanei: qual è il tuo ‘pezzo’ preferito?

R.: Esatto, una delle mie più grandi passioni è la musica. A me piace tutta la musica a dir la verità, ma ho una predilezione particolare per tutto ciò che rientra sotto la definizione di Rock n’ Roll. Scegliere solo un pezzo non è assolutamente facile: potrei dire “Knockin’ on Heaven’s Door” scritta da Bob Dylan, anche se la mia preferita è la versione dei Guns n’ Roses, perché è stata la canzone da cui è partita la mia storia attuale.

Per me il Nonprofit è ‘Change the World’ registrata da Eric Clapton per la colonna sonora del film Phenomenon: in particolare le parole della prima strofa “If I could reach the stars, I’d pull one down for you / Shine it on my heart, so you could see the truth / That this love I have inside, is everything it seems / But for now I find, it’s only in my dreams”.

Perché il sogno di chi lavora nel settore è raggiungere le stelle, raggiungere obiettivi ambiziosi considerati dai più impossibili. Noi con la Social Change School forniamo alle persone gli strumenti per rendere ciò possibile.

D.: Parlando della Social Change School, ci spieghi qual è il tuo ruolo?

R.: Il mio ruolo nella Social Change School è quello di Didactic Innovation Manager, Coordinatore del Master FRAME – Fundraising Management, Responsabile del sistema di valutazione dei Master. Come coordinatore del Master in Fundraising mi occupo di accompagnare i nostri studenti durante il loro percorso, come tutor in aula, come coach e correttore di alcuni degli esercizi tecnici. Mi occupo inoltre di monitorare costantemente e supervisionare tutto ciò che riguarda le valutazioni che vengono assegnate dall’inizio alla fine del percorso di master in quanto responsabile del sistema di valutazione. Il ruolo del Didactic Innovation Manager è occuparsi di tutto ciò che riguarda l’innovazione nei processi didattici, in particolare degli aspetti di e-Learning.

D.: Federico, qual è il tuo rapporto con i corsisti?

R.: Mi piace avere un rapporto con i nostri corsisti molto aperto e sincero. Il mio ruolo è quello di accompagnarli in un viaggio di circa un anno che si articola in momenti facili e felici e in altri più difficili e complessi. Ho avuto la fortuna di conoscere persone pronte a mettere in gioco tutto, dalle conoscenze alla carriera, ed è stato un grande onore poter vedere come si sono trasformate, e dopo il master sono divenute protagonisti del cambiamento sociale. 

D.: Corsisti, docenti, collaboratori… Fra le centinaia di persone che hai conosciuto, ce ne è una che ricordi in particolare?

R.: Una persona che ricordo in particolare è Luigi Zampi. Luigi, storico collaboratore della scuola e docente per il Management Development, prima come docente e poi come amico è stato per me un punto di riferimento costante. Oltreché essere anche lui grande appassionato di musica.

D.: Lo abbiamo chiesto anche alle tue due colleghe: rivelaci due tuoi sogni, uno professionale e uno personale.

R.: Non ho un sogno professionale futuro ma un sogno che mi piace definire “continuativo” perché il mio sogno è quello di avere un impatto positivo e duraturo sulle persone che conosco. Il mio sogno personale è quello di diventare uno dei massimi esperti di rock ! (non so quale dei due sia più ambizioso).

D.: Federico, cosa deve fare chi pensa di entrare nel non-profit? A cosa si deve preparare?

R.: Chi vuole entrare nel Nonprofit deve essere pronto a mettere in gioco tutto se stesso, a partire dalle proprie conoscenze. Deve avere coraggio perché questo mondo ti smuove nelle fondamenta e alle volte ti porta a rivedere le tue convinzioni. In alcuni casi deve essere pronto a lottare (sempre in modo pacifico) per le sue convinzioni contro un mondo che spesso è cieco.

Chi vuole entrare nel Nonprofit deve essere pronto a formarsi, perché questo settore ha bisogno di avere professionisti formati proprio come succede nel Forprofit. Servono valori saldi come punti fermi, e credere nella propria causa

D.: Chiudiamo quindi con un saluto e un incoraggiamento per chiunque vorrà seguire questa via professionale bellissima e affascinante

R.: Tutti coloro che hanno un sogno, una speranza, un’ambizione possono entrare nel Nonprofit con una adeguata formazione! A chi vuole intraprendere questa strada, che sia un giovane neo laureato o un adulto con tanti anni di esperienza alle spalle, auguro un in bocca al lupo e li invito ad essere coraggiosi e determinati!

 

Di Guido Pacifici

 

Se volete conoscere meglio Federico potete leggere i suoi report ai seguenti link:

Workshop: ‘Skills and Tools for Management Development’

#StoriedalCampo: “Povertà e futuro: i nostri bimbi tra gli ultimi nella UE”. Il mio impegno come volontario in Save the Children

Workshop: “London Best Practices”, 6-8 luglio 2016-Londra

 

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