{"id":44860,"date":"2023-11-30T12:54:09","date_gmt":"2023-11-30T12:54:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.socialchangeschool.org\/?p=44860"},"modified":"2023-11-30T12:54:10","modified_gmt":"2023-11-30T12:54:10","slug":"abilitare-lintelligenza-collettiva-e-il-problem-solving-per-una-leadership-distribuita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.socialchangeschool.org\/it\/30\/11\/2023\/abilitare-lintelligenza-collettiva-e-il-problem-solving-per-una-leadership-distribuita\/","title":{"rendered":"Abilitare l\u2019intelligenza collettiva e il problem solving per una leadership distribuita"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-small-font-size\">A cura di Marco Crescenzi. Per approfondimenti delle basi scientifiche di questo articolo, vedi &#8220;<a href=\"https:\/\/www.socialchangeschool.org\/en\/30\/11\/2023\/collective-intelligence-scientific-definitions\/\">Collective intelligence: scientific definitions<\/a>&#8221; di Elena Maria Crescenzi, su Blog4Change.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:24px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p><strong><em>Il problema: <\/em><\/strong><em>il modello di leadership su cui\u00a0 si punta nel non profit \u00e8 <\/em><strong><em>la leadership distribuita<\/em><\/strong><em>. \u00c8 un modello percorribile o velleitario, le aspettative dei dirigenti sono realistiche? E\u00a0 se s\u00ec, quali sono le condizioni da creare per realizzarla? Comprendere i meccanismi abilitanti dell&#8217;intelligenza collettiva e del management collaborativo \u00e8 fondamentale per raggiungere tale obiettivo culturale e manageriale.<\/em>\u00a0<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:24px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p><strong>INDICE<\/strong><br>Abstract<br>Premesse<br>Antropologie del Terzo Settore<br>Partecipazione e leadership\u00a0 distribuita<br>Il concetto di Intelligenza Collettiva<br>Enabling Factors e fattori ostacolanti l\u2019intelligenza collettiva<br>&#8211; Fattori Individuali disabilitanti<br>&#8211; Fattori Organizzativi disabilitanti<br>&#8211; Come favorire intelligenza collettiva e problem solving (i 5 stadi; il safe environment; la cultura della diversit\u00e0)<br>Conclusioni<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\">Tempo di lettura: 15 min. Per confronto e note: <a href=\"mailto:artificialintelligence@socialchangeschool.org\">artificialintelligence@socialchangeschool.org<\/a>\u00a0 e <a href=\"mailto:marco.crescenzi@socialchangeschool.org\">marco.crescenzi@socialchangeschool.org<\/a>\u00a0<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:24px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p><strong>ABSTRACT &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;<br><\/strong>L\u2019intelligenza collettiva \u00e8 in sintesi&nbsp; qui definita come <em>\u201cla capacit\u00e0 di un gruppo o di una comunit\u00e0 di risolvere problemi, prendere decisioni e creare innovazioni in modo pi\u00f9 efficace del singolo anche quando molto&nbsp; \u2018intelligente\u2019 o &#8216;competente&#8217;.<\/em>\u201d&nbsp; \u00c8 un concetto&nbsp; pi\u00f9 ampio e creativo del problem solving, in quanto funziona anche in assenza di problemi diretti da risolvere e&nbsp; come contributo generale alla conoscenza ed all\u2019azione collettiva. L&#8217;esempio pi\u00f9 evidente&nbsp; di intelligenza collettiva e\u2019 Wikipedia, che raggiunge un livello di qualit\u00e0 pari a quello dell\u2019Enciclopedia Britannica, ma senza nessun organo di controllo \u2018top down\u2019.<\/p>\n\n\n\n<p>Le ricerche mostrano chiaramente come i prerequisiti chiave per l&#8217;utilizzo efficace dell\u2019intelligenza collettiva&nbsp; includano la presenza di opinioni diverse ed il conflitto, l&#8217;indipendenza individuale e il decentramento dei membri del gruppo o all&#8217;interno di un gruppo, una cultura che sia aperta agli errori, livelli sufficienti di digitalizzazione e tools di condivisione.&nbsp; &nbsp; Di conseguenza, le decisioni collettive ottimali emergono non attraverso il processo di costruzione del consenso o di compromesso, a cui siamo tanto attenti nel settore fino a produrre spesso troppo poco, ma piuttosto attraverso la competizione di punti di vista vari e indipendenti, in un ambiente \u2019safe\u2019. Anche per questo, appare molto limitata e limitante&nbsp; la posizione diffusa tra molti esponenti del Terzo Settore di non non voler&nbsp; fare sinergie e partnership proprio a causa della diversit\u00e0. La cultura e lo stile di management sono fattori fortemente abilitanti o disabilitanti dell&#8217;intelligenza collettiva.&nbsp; Ma semplicemente, a volte il&nbsp; semplice passaggio al digitale ad es.&nbsp; da agende personali cartacee (believe it or not! esistono ancora) o file Excel non condivisi, a strumenti basici come planner e calendar di Microsoft, cambiano drasticamente livello di partecipazione ma anche il paradigma- da top down del manager che prepara e gestisce la riunione, all\u2019auto-organzzazione e reporting sugli obiettivi auto-gestito dal gruppo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019introduzione dell\u2019intelligenza artificiale nel terzo settore come supporto alla produzione ed alla decisione in modo verticale (dai progetti alle strategie, dalle&nbsp; questioni burocratiche al tutoring) faciliter\u00e0 decisamente questo processo nei prossimi mesi ed anni.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:24px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p><strong>PREMESSE<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Questo paper si focalizza senza pretese di esaustivit\u00e0 ne\u2019 sistematicit\u00e0, sul tema dei fattori connessi al problem solving &#8216;partecipativo&#8217;. \u00c8 creato a&nbsp; partire anche dalle esperienze&nbsp; in progetti di sviluppo manageriale&nbsp; e del benessere organizzativo portati avanti negli ultimi 20 anni, dalla forte sensibilit\u00e0 dei dirigenti non profit sul tema dello sviluppo del middle management emersi anche nella&nbsp; recente ricerca \u201c<a href=\"https:\/\/www.socialchangeschool.org\/it\/07\/11\/2023\/next-quali-sfide-per-i-manager-non-profit-e-il-terzo-settore-2023-2030\/\">Next:quali sfide per i dirigenti del Terzo Settore\u201d<\/a>&nbsp; e soprattutto dalla voglia di condividere alcuni spunti con chi ha pari esperienze.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Non solo esecutori.<\/strong> Alle \u2018nostre persone\u2019,&nbsp; middle manager e loro team,&nbsp; oggi non viene chiesto solo di lavorare come \u2018catena di trasmissione\u2019 sui KPIs per svolgere mansioni nel loro confine di ruolo (spesso indefinito): sono chiamati a confrontarsi con&nbsp; stakeholder interni ed esterni, con risorse limitate, con problemi spesso complessi, in situazioni interfunzionali (es. team di progetto) con responsabilit\u00e0 distribuite e spesso non chiare, in scenari di difficile prevedibilit\u00e0, talvolta in emergenza. E sono loro che stanno nella pancia dell\u2019organizzazione, o sul campo, e spesso conoscono le persone&nbsp; ed i beneficiari molto&nbsp; meglio dei manager di livello superiore, e devono gestirli.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>ANTROPOLOGIA delle \u2018nostre persone\u2019.<\/strong> Dal punto di vista antropologico, nelle nostre organizzazioni si&nbsp; ha a che fare prevalentemente con professionisti provenienti da ambiti di attivismo e impegno sociale, sanitario, ambientale, culturale. La dimensione \u201cgeneral management\u201d- nel Test delle ancore di carriera di E. Schein &#8211; in ampie sessioni eseguite nel settore da Smart Coaching, compare sempre tra le pi\u00f9 basse. E\u2019 palese che il settore attira fino ad oggi pi\u00f9 \u201cimpegnati\u201d che profili a vocazione manageriale\u2026 E nonostante questo,&nbsp; raramente le organizzazioni&nbsp; mettono a disposizione&nbsp; percorsi di induction manageriale. Sono persone&nbsp; dotate di energia e motivazione,&nbsp; che devono esprimere il loro potenziale e massimizzare il proprio impatto, non solo \u2018far funzionare un servizio\/ufficio\/macchina&#8221;. Le organizzazioni non profit pi\u00f9 avanzate li chiamano \u2018leaders\u2019 o managers, magari pi\u00f9 come profezia che si auto-avvera, come&nbsp; \u2018in potenza\u2019 pi\u00f9 che \u2018realizzati\u2019.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>PARTECIPAZIONE E LEADERSHIP DISTRIBUITA<\/strong>. Il fatto che nel nostro settore la partecipazione sia un valore a parole, \u00e8 a volte contraddetto dal verticismo di molte organizzazioni \u2018ad personam\u2019&nbsp; guidate da fondatori \u2018carismatici\u2019, altre da una (implicita ed inconsapevole) considerazione dei lavoratori come strumentali al raggiungimento di obiettivi \u2018alti\u2019, altre da&nbsp; un modello incentrato su un management di controllo che lascia poco spazio ad una reale partecipazione- in entrambi questi casi \u201c<em>l\u2019importante non e\u2019 partecipare, ma gli obiettivi\u201d<\/em>. Sta per\u00f2 iniziando&nbsp; a prendere forza nei dirigenti la convinzione che ognuno debba avere capacit\u00e0 di management e di leadership, il middle management in primis.<\/p>\n\n\n\n<p>Il modello di leadership su cui si punta&nbsp; nelle organizzazioni pi\u00f9 consapevoli e\u2019 la cosiddetta<strong> \u201cleadership distribuita\u201d<\/strong>, necessaria sempre pi\u00f9 all\u2019aumentare delle dimensioni organizzative. Un modo&nbsp; di aumentare la capacita\u2019 decisionale verticale ed orizzontale dell\u2019organizzazione\u2026A patto che la \u2018distribuzione\u2019 (anche delle responsabilit\u00e0)&nbsp; non sia perseguita come modo di \u2018nascondersi\u2019&nbsp; per evitare il rischio della decisioni individuale\u2026 fatto non in frequente nei manager del terzo settore&nbsp; espressa sotto la abusata parola&nbsp; \u2018condividere\u2019. E anche non dimenticando&nbsp; che a volte i leaders (presidenti, DG) devono andare e decidere&nbsp; contro corrente, far sentire forte il proprio comando in momenti di transizione critica, tagliare o neutralizzare&nbsp; le parti dell\u2019organizzazione resistenti al cambiamento.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;<em>Ma, quindi,&nbsp; la leadership distribuita&nbsp; \u00e8 un modello percorribile o velleitario, le aspettative sono irrealistiche, data anche la \u2018antropologia\u2019 delineata del settore? Quali sono le condizioni per realizzarla?&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>(Non entriamo qui nella disquisizione su cosa sia la leadership-&nbsp; concetto su cui nel settore ci sono svariati&nbsp; fraintendimenti)&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>I<strong>L CONCETTO DI INTELLIGENZA COLLETTIVA<\/strong>. Facciamo un passo \u2018teorico\u2019 indietro per provare a mettere&nbsp; alcune fondamenta pi\u00f9 solide al dibattito.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;L\u2019intelligenza collettiva non e\u2018&nbsp; una caratteristica esclusiva della specie umana&#8230; anzi!&#8230; dati i disastri&nbsp; che questa specie sta combinando sembra&nbsp; che la specie umana la stia sempre pi\u00f9 perdendo!<\/p>\n\n\n\n<p>Nel mondo animale, esempi di eccellenza sono la danza delle api per indicare le coordinate geografiche necessarie al proprio alveare, l\u2019organizzazione delle formiche, la caccia in branco dei lupi..<\/p>\n\n\n\n<p>Un approccio intellettuale \u2018collettivo\u2019 \u201c<em>descrive un gruppo di individui a cui non \u00e8 richiesto di avere gli stessi atteggiamenti o punti di vista. Diversi membri possono rivelare <\/em><strong><em>prospettive e approcci diversi<\/em><\/strong><em>, portando cos\u00ec a migliori spiegazioni o soluzioni a un dato problema\u201d. (Leimeister, 2010)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Nell&#8217;Handbook of Collective Intelligence<\/strong> (2022), troviamo le seguenti definizioni:<\/p>\n\n\n\n<p>Hiltz e Turoff (1978) la definiscono come \u201cuna capacit\u00e0 di decisione collettiva che \u00e8 almeno altrettanto buona o migliore di quella di ogni singolo membro del gruppo\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Smith (1994) lo definisce come \u201cun gruppo di esseri umani che svolgono un compito come se il gruppo stesso fosse un organismo coerente e intelligente che lavora con una mente, piuttosto che un insieme di agenti indipendenti\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Levy (1994) la definisce come \u201cuna forma di intelligenza universalmente distribuita, costantemente potenziata, coordinata in tempo reale e che risulta in un efficace mobilitazione delle competenze\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>L\u2019intelligenza collettiva \u00e8 in sintesi&nbsp; definita come la capacit\u00e0 di un gruppo o di una comunit\u00e0 di risolvere problemi, prendere decisioni e creare innovazioni in modo pi\u00f9 efficace di ogni singolo individuo (L\u00e9vy, 1997).<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>In &#8220;<strong>The Wisdom of Crowds<\/strong>&#8220;, pubblicato nel 2004, James Surowiecki esplora l&#8217;intrigante concetto secondo cui, in circostanze specifiche, un collettivo di individui comuni pu\u00f2 <strong>sovra-performare qualsiasi singolo membro all&#8217;interno di quel gruppo.<\/strong> Questo fenomeno \u00e8 vero anche quando un individuo possiede un&#8217;intelligenza superiore rispetto al resto del gruppo. Esempi che illustrano questa idea includono l&#8217;ancora di salvezza &#8220;Chiedi al pubblico&#8221; nel popolare programma televisivo &#8220;Chi vuol essere milionario&#8221;, che fornisce costantemente risposte corrette nel 91% dei casi (Leimeister, J. M. 2010).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Un altro esempio calzante \u00e8 la localizzazione di un sottomarino scomparso, ottenuta aggregando le stime di esperti provenienti da vari campi, ottenendo <strong>risultati pi\u00f9 precisi di quelli che un singolo esperto potrebbe fornire<\/strong> (Leimeister, J. M. 2010).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Uno degli esempi pi\u00f9 eclatanti&nbsp; \u00e8 Wikipedia<\/strong>, piattaforma basata su Wiki (https:\/\/wikipedia.org\/), che funge da esempio evidente di collaborazione sociale e intelligenza collettiva di successo, come discusso da Tapscott e Williams nel 2008. Con oltre quattro milioni di articoli in lingua inglese, Wikipedia \u00e8 la pi\u00f9 grande enciclopedia in lingua inglese a livello globale. Sorprendentemente, mantiene un livello di qualit\u00e0 paragonabile a quello dell&#8217;Enciclopedia Britannica, nonostante la sua struttura di editing aperta, e senza un \u2018comitato scientifico\u2019 di alta qualit\u00e0 a filtrare i contenuti, come era invece previsto nel progetto originale (fallito).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Migliore \u00e8 l\u2019intelligenza collettiva<\/strong>, migliori sono gli strumenti digitali partecipati,\u00a0<strong> meno c\u2019\u00e8 bisogno di \u201cuno\u201d che organizza e detta la linea<\/strong>. Sebbene sia quindi dimostrato che piu\u2019 persone lavorano insieme bene\u00a0 significhi soluzioni migliori di gruppo, migliori di un singolo super esperto, migliori di una troupe scientifica o di un gruppo dirigente, troppo spesso i team cadono vittime di <strong>fattori disabilitanti<\/strong>:\u00a0 inefficienza, conflitti, rigidit\u00e0, timore del nuovo\u00a0 e conclusioni troppo prudenti.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8&nbsp; basilare allora farci alcune domande:&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><em>Quali sono i fattori psicologici-personali, organizzativi e culturali che possono incidere positivamente (<\/em><strong><em>enabling factors<\/em><\/strong><em>) e negativamente sulla capacita\u2019 problem solving?&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Pu\u00f2 un <\/em><strong><em>individuo poco generativo<\/em><\/strong><em> diventarlo molto <\/em><strong><em>in un ambiente favorevole<\/em><\/strong><em>? Pu\u00f2 un <\/em><strong><em>individuo molto generativo<\/em><\/strong><em>, inibirsi in un <\/em><strong><em>ambiente sfavorevole<\/em><\/strong><em>? <\/em>(entrambe le domande interrogano molto a fondo le nostre organizzazioni!)<\/p>\n\n\n\n<p><em>Quali sono le <\/em><strong><em>fasi del problem solving<\/em><\/strong><em>? <\/em><strong><em>Quali gli errori da evitare<\/em><\/strong><em>? <\/em>\u00a0<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:24px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p><strong>GLI ENABLING FACTORS ED I FATTORI OSTACOLANTI INDIVIDUALI ED ORGANIZZATIVI.&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li><strong>I principali fattori disabilitanti a livello individuale&nbsp; sono:<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\">\n<li>la <strong>paura del giudizio<\/strong>,&nbsp; di derisione o di non essere accettata\/o&nbsp;<\/li>\n\n\n\n<li>la p<strong>aura del conflitto<\/strong> (nell\u2019 espressione di punti di vista alternativi)<\/li>\n\n\n\n<li>Il s<strong>enso di inutilit\u00e0<\/strong> (\u201cse <em>propongo tanto non mi ascoltano\u201d<\/em>. Nella depressione l\u2019ideazione e\u2019 ad es. molto rallentata)<\/li>\n\n\n\n<li>L<strong>\u2019intolleranza dell\u2019incertezza<\/strong>, di uscire dalla comfort zone<\/li>\n\n\n\n<li>Lo <strong>scarso commitment<\/strong> (\u201c<em>non meritano che mi impegni di pi\u00f9<\/em>\u201d)<\/li>\n\n\n\n<li>L&#8217;<strong>atteggiamento dipendente<\/strong> (c\u2019e\u2019 qualcuno preposto a risolvere i problemi)<\/li>\n\n\n\n<li>Una combinazione tra questi.<\/li>\n<\/ol>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li><strong>Fattori disabilitanti organizzativi-cultura dell&#8217;organizzazione<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p><strong>L\u2019organizzazione pu\u00f2 avere una cultura che rafforza o meno il problem solving.\u00a0<\/strong><\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\"><\/ol>\n\n\n\n<p>Le tipologie di <strong>culture \u2018disabilitanti<\/strong>\u2019 sono:<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\">\n<li><strong>Cultura protettiva\u00a0<\/strong> paternalistica-maternalistica (chi \u201csta su\u201d da le soluzioni\/aiuta\/protegge\/\u2019toglie il peso\u2019)<\/li>\n<\/ol>\n\n\n\n<p>Qui i manager si sentono nettamente superiori agli altri che sono visti come \u2018meno veloci, coinvolti, pronti, competenti, resistenti, vulnerabili..\u2019 spesso in una logica transattiva&nbsp; \u2018genitore-bambino\u2019 (Eric Berne).&nbsp; Nel Terzo Settore- ci\u00f2 e\u2019 frutto pi\u00f9 che di egocentrismo narcisistico, di&nbsp; \u2018buone intenzioni\u2019: di non affaticare troppo gli altri, di non chiedere troppo, \u201cnon voglio&nbsp; pesare\u201d(perch\u00e9\u00b4 \u201d<em>sono gi\u00e0 sovraccarichi, perch\u00e9 guadagnano poco\u2019<\/em>&#8211; il che \u00e8 spesso vero ma non \u00e8 sufficiente).<\/p>\n\n\n\n<p>\u00a0A volte basta poco, un cambio di comportamenti: In una organizzazione in Smart Coaching, un manager molto in gamba che ha avuto ad un certo momento\u00a0 l\u2019 \u201cInsight\u201d di essere probabilmente lui\u00a0 la ragione della passivit\u00e0 del suo gruppo,\u00a0 cambiando atteggiamento ha ottenuto rapidi effetti significativi di protagonismo e soddisfazione dei membri.\u00a0 Ovviamente\u00a0 c\u2019e\u2019 sempre di resiste, chi preferisce la comfort\u00a0 zone, quindi l\u2019insight ed il cambio di paradigma da soli non bastano, ci vuole poi costanza, sfidare (pi\u00f9 che solo proteggere, premiare e sanzionare), e sopratutto \u2018pressione educativa\u00b4\u2019.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>2. <strong>Cultura \u201ccommand and control&#8221;<\/strong> (o a volte \u2018missionaria\u00b4) tesa all\u2019esecuzione rapida delle decisioni in cui la velocit\u00e0&#8217; ha un valore maggiore della partecipazione e la decisione del brainstorming.<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\"><\/ol>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\"><\/ol>\n\n\n\n<p>Per questo tipo di manager le persone non sono un valore in s\u00e9 ma valgono e trovano senso solo in funzione del raggiungimento degli obiettivi (ovviamente lo sono anche, ma non solo). Trovo con altri\u00a0 che il termine \u2018risorse\u2019 rifletta questo utilitarismo-derivante dal profit-, ma e\u2019 terribile: \u2018<strong>our people\u2019<\/strong> dovrebbe essere la nuova definizione.\u00a0 Spesso \u2018la missione\u2019 viene portata sopra tutto: lo deve essere, ma la partecipazione pu\u00f2 &#8211; deve essere ugualmente utile per raggiungerla.<\/p>\n\n\n\n<p>3. <strong>Cultura spontaneistica,<\/strong> con difficolt\u00e0 di avere un framework organizzato (es riunioni di qualit\u00e0) dove lavorare bene confrontandosi in modo organizzato e produrre soluzioni di valore. Non solo nelle organizzazioni di volontariato, ma in modo diffuso, manca un quadro chiaro di come definire gli obiettivi in ordine di priorit\u00e0, del framework gerarchico di obiettivi, di come gestire i meeting (quanti sanno cos\u2019e\u2019 un \u2018kick off meeting\u2019?) , delle Swot, dei Gantt, dei work flow, dei supporti digitali (es.la\u00a0 suite integrata Microsoft), della gestione dei conflitti, dei tempi&#8230; in questo tipo di ambiente, pi\u00f9 che di intelligenza collettiva assistiamo ad <strong>intelligenze anarchiche<\/strong> che stentano a costruire framework di azione comune efficace ed efficiente.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra i supporti a quanto diciamo su come una cultura possa abilitare o disabilitare le persone, e di come siano&nbsp;<strong> caratteristiche della cultura e del Management a produrre la realt\u00e0<\/strong>, citiamo tra i tantissimi uno studio noto in psicologia sociale, la <strong>\u2018Teoria X e teoria Y\u201d di Douglas McGregor<\/strong>. I manager possono avere due insiemi di credenze relativamente ai dipendenti:<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Teoria X:&nbsp;<\/strong> alcuni pensano che i <strong>dipendenti siano intrinsecamente pigri<\/strong> e che eviteranno di lavorare&nbsp; appena possibile.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;<strong>Teoria Y: i<\/strong> manager pensano che i lavoratori possono essere ambiziosi<strong>, auto motivati,<\/strong> ed esercitare l&#8217;autocontrollo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Entrambe le teorie sono vere: infatti <strong>\u00e8 l\u2019approccio manageriale e la cultura dell\u2019organizzazione a creare lo stile di lavoro delle persone.<\/strong> Se guardi le persone con sospetto (teoria X) e li sottoponi ad ogni genere di controllo, regole e punizioni, cercheranno di ingannare il sistema e la teoria basata sulla sfiducia sar\u00e0 convalidata. Se invece trattiamo le persone <strong>sulla base della fiducia e del dare responsabilit\u00e0<\/strong> (Teoria Y), loro ricambieranno la fiducia con un comportamento responsabile.Il management command and control ha degli assunti di base impliciti sulla natura dei lavoratori, che li porta a considerare, nel range pi\u00f9 negativo:<\/p>\n\n\n\n<p>-non onesti in quanto i materiali sono chiusi in magazzini di un deposito<\/p>\n\n\n\n<p>-pigri in quanto il tempo di lavoro \u00e8 controllato ed&nbsp; il ritardo sanzionato.<\/p>\n\n\n\n<p>-non particolarmente affidabili in quanto il lavoro \u00e8 controllato da qualcun altro che a sua volta \u00e8 controllato da qualcun altro.<\/p>\n\n\n\n<p>-non particolarmente intelligenti in quanto c\u2019\u00e8 chi pensa ad organizzare meglio i processi ed il lavoro per loro<\/p>\n\n\n\n<p>Queste sono tutte condizioni vere e possibili quando trasmettiamo sfiducia, non motiviamo, e non coinvolgiamo abbastanza,\u00a0 facendo sentire le persone solo una parte intercambiabile di una macchina, funzionali ad un obiettivo, non importanti nella loro interezza.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Pu\u00f2 un <\/em><strong><em>individuo molto generativo<\/em><\/strong><em>, inibirsi in un <\/em><strong><em>ambiente sfavorevole<\/em><\/strong><em>?&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>E\u2019 esperienza comune, compreso di chi scrive, in ambienti sfavorevoli, ricadere in una dei fattori negativi che abbiamo sopra elencato, fino al completo ritiro dalla scena ed alla delega del \u2018potere\u2019 ad altri decisori. Esperienza non infrequente nel Terzo Settore, in presenza di fondatori carismatici, di mancanza di ascolto, procrastinazione, manipolazione (colpevolizzazione)&#8230;\u2019perdere i talenti\u2019 &#8211; o non attrarli proprio, e\u2019 una esperienza vissuta nel terzo settore.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><em>Pu\u00f2<\/em><em> un <\/em><strong><em>individuo poco generativo<\/em><\/strong><em> diventarlo molto&nbsp; di pi\u00f9, <\/em><strong><em>in un ambiente favorevole<\/em><\/strong><em>?&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Certamente s\u00ec a patto che lo sia <strong>stimolato con costanza <\/strong>e gli sia dato il permesso di esprimersi senza ripensamenti fino a che senta il contesto favorevole e prenda definitivamente fiducia. La persona deve essere stimolata a elaborare da sola le soluzioni.\u00a0 Con Smart Coaching insegniamo ai manager queste semplici (ma evidentemente\u00a0 non scontate) tecniche:\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 1. Disponibilit\u00e0 differita. Non aiutare mai immediatamente una persona che vi porta un problema,\u00a0 ma darle appuntamento al pomeriggio o al giorno dopo: nella gran parte dei casi avra\u2019 gia trovato da se\u2019 una soluzione \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a02. Generativit\u00e0 individuale. Non dare mai una soluzione (anche se la avete chiara) senza aver prima chiesto alla persona \u2018che idee hai, che soluzioni ha gi\u00e0 pensato?\u2019 (un approccio estremizzato nel profit dalla battuta \u2018non entrare nel mio ufficio con un problema se non hai almeno tre soluzioni\u201d e \u2018Se ti presenti con un probema senza una soluzione, tu sei il mio problema.\u201d\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 3. Generativit\u00e0 collettiva.\u00a0 Chiederle di confrontarsi con il team di colleghi (e questo il modo migliore per sollecitare l\u2019intelligenza collettiva) e\u00a0 magari parlarne nel meeting.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>\u201cL\u2019ultima arrivata\u201d<\/strong>. Anche persone con profili molto junior possono essere molto generativi quando incoraggiati. In molti gruppi <strong>l<\/strong>\u2019ultimo\/a arrivata non parla perch\u00e9 appunto \u2018si sente l\u2019ultimo\u2019 e non si d\u00e0 il diritto di dire la sua. La semplice cosa da fare \u00e8 <strong>proporgli di contribuire<\/strong>, a partire dai suoi limiti, senza timore di dire stupidaggini, e che anzi un nuovo contributo da chi vede ancora le cose dall\u2019esterno potrebbe essere molto utile. Va poi ringraziata e fatta sentire comunque utile, ribadendo che la partecipazione, a prescindere- e\u2019 un valore del gruppo (altra caso e\u2019 quello dell\u2019ultimo arrivato che sale in cattedra, che va \u2018rimesso a posto\u2019).\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019esperto di&nbsp;creativit\u00e0&nbsp;<strong>Sir&nbsp;Ken&nbsp;Robinson<\/strong>&nbsp;nel suo&nbsp;<strong>Ted&nbsp;Talk<\/strong>&nbsp;del Febbraio 2006 che ha ottenuto pi\u00f9 di 45 milioni di visualizzazioni&nbsp;sfida&nbsp;il sistema educativo occidentale auspicando un&nbsp;radicale ripensamento dei sistemi scolastici,&nbsp;mirato a&nbsp;coltivare la creativit\u00e0 e riconoscere diversi tipi di intelligenza.&nbsp;Sir&nbsp;Ken&nbsp;Robinson&nbsp;con il suo slogan&nbsp;<em>\u201c<\/em>se non sei disposto a sbagliare, non crederai mai niente di originale<em>\u201d<\/em>&nbsp;sostiene la sua opinione che&nbsp;il problema&nbsp;risiede nel fatto&nbsp;che&nbsp;fin dalla tenera et\u00e0&nbsp;i bambini&nbsp;subiscono il timore&nbsp;di commettere errori&nbsp;e ci\u00f2 inibisce loro la possibilit\u00e0&nbsp;di&nbsp;imparare a&nbsp;\u201cgiocare\u201d&nbsp;con soluzioni e&nbsp;a pensare in&nbsp;modi diversi.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019esperto di management&nbsp; James Collins pero\u2019 critica il credo ingenuo ed ideologico che \u2018l<em>e persone fanno la differenza&#8217;<\/em> per affermare che solo \u2018t<strong>he right people make the difference<\/strong>\u2019. A dire il vero diceva gia\u2019 il Machiavelli nel <em>Principe <\/em>che il primo errore in cui pu\u00f2 incorrere un leader \u00e8 quello di una selezione inadeguata dei propri collaboratori piu\u2019 prossimi\u2019.Quando si trovano persone di valore, vanno tenute a bordo ad ogni costo, anche se fuori dal quadro KPI\u00b4, task e ruoli che avevamo pensato. Questo non e\u2019 in contraddizione con quanto abbiamo detto fino ad ora, perche\u2019 e\u2019 chiaro che la capacita\u2019 cognitiva di analisi dei problemi, di sintesi,&nbsp; la velocita\u2019 di pensiero (QI), l\u2019apertura al nuovo e ad esporsi, il non \u2018arricciare il naso\u2019 di fronte alle novita\u2019, possono&nbsp; fare la differenza, e dovremmo cercare questo progressivamente tipo di mindset nella selezione delle nostre persone.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La stessa proposta, ma riferita alle organizzazioni,\u00a0 fa l\u2019esperto di management pi\u00f9 innovativo, Frederic Laloux nel suo \u201cReinventing Organization\u201d, che cita diversi casi di organizzazioni, le \u2018Teal Organizations\u2019, passate con risultati migliori da un modello command &amp; control e KPIs ad uno auto- organizzativo.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:24px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p><strong>COME SVILUPPARE IL PROBLEM SOLVING&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;<em>Quali sono le <\/em><strong><em>fasi del problem solving<\/em><\/strong><em>? <\/em><strong><em>Quali gli errori da evitare<\/em><\/strong><em>? &nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>I due grafici riportati di seguito, presi da HBR,\u00a0 possono aiutare team a pensare a come essere pi\u00f9 produttivi.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-resized\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"780\" height=\"468\" src=\"https:\/\/www.socialchangeschool.org\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/the-5-stage-of-problem-solving.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-44874\" style=\"width:561px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.socialchangeschool.org\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/the-5-stage-of-problem-solving.png 780w, https:\/\/www.socialchangeschool.org\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/the-5-stage-of-problem-solving-300x180.png 300w, https:\/\/www.socialchangeschool.org\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/the-5-stage-of-problem-solving-768x461.png 768w\" sizes=\"(max-width: 780px) 100vw, 780px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>\u00c8 necessario fermarsi e identificare queste diverse fasi per assicurarsi che il gruppo sia allineato. Ad esempio, mentre un collega potrebbe partecipare a una discussione sulla risoluzione dei problemi pronto a valutare le ipotesi (fase 3), un altro potrebbe ancora definire il problema (fase 1). Definendo esplicitamente ogni fase della risoluzione dei problemi, aumenti le probabilit\u00e0 che il tuo team arrivi a soluzioni migliori in modo pi\u00f9 fluido.<\/p>\n\n\n\n<p>La fase 1 di ANALISI DEI PROBLEMI non e\u2019 banale. La tecnica del laddering e\u2019 primaria, \u201c<strong>perche\u2019 questo e\u2019 un problema\u2019<\/strong> e \u2018<strong>per chi (stakeholder)&nbsp; e\u2019 un problema\u2019,&nbsp; <\/strong>quali sono<strong> le ricadute del problema <\/strong>(gravita\u2019).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La fase 2 BRAINSTORMING, divergente e caotica, deve essere libera, non ci deve essere qualcuno che svaluta o ritiene infattibili \u2018da subito\u2019 le idee. <strong>Chi \u00e8 piu&#8217; rigido,<\/strong> perfezionista, poco abituato all\u2019incertezza, <strong>in questa fase va in ansia, <\/strong>non sa \u2018dove si&nbsp; potr\u00e0&#8217; arrivare\u2019, teme l\u2019uscita dal confort.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La fase 3 di&nbsp; EVALUATE&nbsp; SOLUTIONS e\u2019 quella in cui si definiscono le idee. Qui serve l\u2019accordo su una matrice di valutazione, ad esempio, nel sociale possiamo valutare un\u2019idea su due dimensioni: impatto sociale\/costo organizzativo. In genere l\u2019idea migliore e\u2019 quella che massimizza i costi-benefici.&nbsp; in coerenza con gli obiettivi strategici. Certamente l\u2019analisi dei rischi potenziali generati da una soluzione rispetto ad un\u2019altra in questa fase puo\u2019 decisiva per la scelta.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Le fasi 4 e 5 sono operative, e richiedono un \u2018chi fa cosa\u2019, deadlines, assunzione di responsabilita\u2019, diventano agenda nei particolari. Qui possono emergere fattori ostativi imprevisti che possono portare ripensare l\u2019idea.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il valore del conflitto e della diversit\u00e0 anche dal punto di vista generativo.&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Surowiecki delinea diversi prerequisiti chiave per l&#8217;utilizzo efficace della &#8220;Saggezza delle folle&#8221;.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Queste condizioni includono la <strong>presenza di opinioni diverse, l&#8217;indipendenza individuale e il decentramento dei membri del gruppo o all&#8217;interno di un gruppo<\/strong>. Di conseguenza, le decisioni collettive ottimali emergono <strong>non attraverso il processo di costruzione del consenso<\/strong> o di compromesso, ma piuttosto <strong>attraverso la competizione di punti di vista vari<\/strong> <strong>e indipendenti<\/strong>. Questo concetto incarna l\u2019idea di \u201cintelligenza collettiva\u201d avanzata da Surowiecki nel 2004.<\/p>\n\n\n\n<p>Alison Reynold e David Lewis nel loro articolo, &#8221; <a href=\"https:\/\/hbr.org\/2018\/04\/the-two-traits-of-the-best-problem-solving-teams\">The Two Traits of the Best Problem-Solving Teams<\/a><em>&#8220;<\/em>, hanno scoperto che <strong>i team altamente efficaci hanno in genere un paio di caratteristiche comuni:<\/strong> <strong>sono cognitivamente diversi<\/strong> e sono <strong>psicologicamente sicuri (safe environment)<\/strong>. Presentano anche una serie di caratteristiche associate all&#8217;apprendimento e alla fiducia;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Questi compagni di squadra tendono tra l\u2019altro ad <strong>essere curiosi, sperimentali e premurosi<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-resized\"><img decoding=\"async\" width=\"680\" height=\"924\" src=\"https:\/\/www.socialchangeschool.org\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/the-most-successful-teams-are-cognitively-diversive.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-44877\" style=\"width:516px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.socialchangeschool.org\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/the-most-successful-teams-are-cognitively-diversive.png 680w, https:\/\/www.socialchangeschool.org\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/the-most-successful-teams-are-cognitively-diversive-221x300.png 221w\" sizes=\"(max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Nell&#8217;articolo &#8221; <a href=\"https:\/\/hbr.org\/2017\/03\/teams-solve-problems-faster-when-theyre-more-cognitively-diverse\">Teams Solve Problems Faster When They\u2019re More Cognitively Diverse<\/a>,\u00a0 vengono riportati dagli stessi autori i risultati della\u00a0 ricerca secondo cui i team con livelli elevati di diversit\u00e0 cognitiva ottengono risultati migliori in questo tipo di sfide. In questi gruppi, abbiamo osservato una miscela di diversi comportamenti di problem solving, come la collaborazione, l\u2019identificazione dei problemi, l\u2019applicazione delle informazioni, il mantenimento della disciplina, la violazione delle regole e l\u2019invenzione di nuovi approcci. Queste tecniche combinate erano pi\u00f9 efficaci che nei gruppi in cui, ad esempio, c&#8217;erano troppi trasgressori o troppi mantenitori della disciplina.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:24px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p><strong>CONCLUSIONI<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>In conclusione, rispetto all&#8217;aspettativa dei Dirigenti del Terzo Settore di creare un leadership distribuita a partire dal Middle Management, ed una capacit\u00e0 manageriale di base, le precondizioni suggerite sono:&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>1 &#8211; Creare un &#8216;<strong>enabling environment<\/strong>\u2019 che permetta l\u2019espressione dell\u2019intelligenza collettiva, coltivando:<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\"><\/ol>\n\n\n\n<p>&#8211; diversit\u00e0 e conflitto pi\u00f9 che ricerca del consenso<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\"><\/ol>\n\n\n\n<p>&#8211; sfida e sviluppo pi\u00f9 che protezione e confort<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp; una cultura \u2018safe\u2019 in cui l\u2019errore non sia stigmatizzato<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; digitalizzazione degli strumenti partecipativi ed uso dell\u2019Intelligenza artificiale-come dice Clay Shirky &#8220;quando adotti uno strumento, adotti anche la filosofia manageriale intrinseca di quello strumento&#8221;.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\"><\/ol>\n\n\n\n<p>2 &#8211; Lavorare sistematicamente in fase di ingresso sulla <strong>induction manageriale <\/strong>dei nuovi\u00a0 e sul coaching on the job periodico durante il life cycle della risorsa , anche deep coaching per modifiche comportamentali significative\u00a0 (rigidit\u00e0, creativit\u00e0, visione strategica) sopratutto nei pi\u00f9 senior e resistenti ai cambiamenti.<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\"><\/ol>\n\n\n\n<p>3 &#8211; Mutare <strong>l\u2019antropologia del settore<\/strong>, attirando persone con propensione ed interessi manageriali, come quelli provenienti dal profit. Su questo e\u2019 di grande valore\u00a0 il lavoro compiuto dalla Social Change School negli ultimi 25 anni.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>Riteniamo che lo scambio di esperienze e buone prassi su questi temi sia di per s\u00e9 uno dei modi per\u00a0 \u2018abilitare\u2019 la giusta cultura, e proprio in questa direzione va il presente contributo.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>Invia il tuo contributo a&nbsp; <a href=\"mailto:artificialintelligence@socialchangeschool.org\">artificialintelligence@socialchangeschool.org<\/a>, att. M.Crescenzi<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A cura di Marco Crescenzi. Per approfondimenti delle basi scientifiche di questo articolo, vedi &#8220;Collective intelligence: scientific definitions&#8221; di Elena Maria Crescenzi, su Blog4Change. Il problema: il modello di leadership su cui\u00a0 si punta nel non profit \u00e8 la leadership distribuita. \u00c8 un modello percorribile o velleitario, le aspettative dei dirigenti sono realistiche? 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