{"id":37713,"date":"2018-03-05T10:48:52","date_gmt":"2018-03-05T10:48:52","guid":{"rendered":"http:\/\/socialchangeschool.org\/05\/03\/2018\/protagonisti-nino-sergi-intersos\/"},"modified":"2018-03-05T10:48:52","modified_gmt":"2018-03-05T10:48:52","slug":"protagonisti-nino-sergi-intersos","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.socialchangeschool.org\/it\/05\/03\/2018\/protagonisti-nino-sergi-intersos\/","title":{"rendered":"Protagonisti: Nino Sergi, Fondatore e Presidente emerito di INTERSOS"},"content":{"rendered":"<h3><span style=\"font-family: 'andale mono', times\">(A cura di Marco Crescenzi)<\/span><\/h3>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Mi sono riservato il piacere di curare di persona l\u2019intervista a <strong>Nino Sergi<\/strong>, ero certo di una storia bellissima e la volevo in diretta. Credo che per qualsiasi manager \u201cnonprofit\u201d nel mondo, per i nostri studenti e comunit\u00e0, Nino sia esempio concreto del come mettere \u201cin campo\u201d i valori.\u00a0 I commenti su quanto accaduto in questo 2018 ad alcune Charity UK sono intensi, oltre che chiari, e sono pienamente in linea con la <strong><a href=\"https:\/\/www.huffingtonpost.it\/marco-crescenzi\/oxfam-e-ong-uk-nella-tempesta-come-uscirne_a_23360506\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">posizione formale<\/a><\/strong> mia personale, e della scuola \u2013 studenti inclusi.\u00a0 Lo sprone ad \u201cEssere il sale della terra\u201d \u2013 ripreso dal vangelo \u2013 \u00e8 folgorante. E quando Nino parla della \u201cforesta che cresce\u201d, non posso non pensare anche con affetto ai nostri studenti ed ai tanti che si avviano alla professione.<\/p>\n<p>Io qui ho imparato e ripassato tanto, spero ispiri anche voi.\u00a0 Con l\u2019aiuto di tutti per massima diffusione, la leggeranno qualche decina di migliaia di persone, sempre troppo poche, ma il seme \u00e8 di quelli che attecchiscono.<\/p>\n<p>Buona lettura.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>D.: Nino, come e perch\u00e9 \u00e8 nata Intersos, quale \u00e8 stata la scintilla iniziale? <\/strong><\/p>\n<p>R.: Intersos \u00e8 nata poco pi\u00f9 di venticinque anni fa. Durante l\u2019estate del 1992 guardavo con angoscia e crescente apprensione le immagini della Somalia: guerra e carestia, insieme. Quelle distruzioni ma soprattutto <strong>quei volti e quei corpi scavati dalla fame mi hanno messo in discussione, <\/strong>mi hanno aperto gli occhi su una realt\u00e0 internazionale mutata, che stava producendo cambiamenti anche nel Sud del mondo, facendo saltare equilibri politici, alleanze e sostegni con conseguenze talvolta drammatiche. Furono proprio le immagini dei somali stremati dalla siccit\u00e0, dalla fame, dai combattimenti e dai saccheggi a far nascere <a href=\"https:\/\/www.intersos.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">INTERSOS<\/a>.<\/p>\n<p>Quella del 1992 fu un\u2019estate di <strong>profonda riflessione<\/strong>. Tra settembre e ottobre ci riunimmo, sei persone, e decidemmo di dare vita a un\u2019organizzazione umanitaria per rispondere a questo tipo di gravi emergenze. <strong>In Italia allora non ce n\u2019erano<\/strong> perch\u00e9 le Ong si erano specializzate nella realizzazione di partenariati e progetti di sviluppo.<\/p>\n<p>I sei fondatori hanno voluto un\u2019<strong>organizzazione aperta<\/strong>. Ecco una prima caratteristica. Aperta alle emergenze umanitarie, ovunque e senza limitarne preventivamente il campo di intervento, ma anche al mondo intorno a noi, di cui ci sentiamo parte. Il<strong> mondo del lavoro<\/strong>, con la mia presenza, in rappresentanza delle <strong>tre confederazioni sindacali<\/strong>: ero della Cisl ma esisteva un patto iniziale per procedere uniti con Cgil e Uil nella convinzione che l<strong>\u2019azione umanitaria non ha bandiere, \u00e8 di tutti. <\/strong>Il mondo del <strong>volontariato internazionale<\/strong> con Amedeo Piva che era allora presidente della Focsiv. Il mondo della solidariet\u00e0, dei movimenti pacifisti, dell\u2019<strong>obiezione di coscienza <\/strong>con Licio Palazzini, presidente dell\u2019Arci-Solidariet\u00e0. Il mondo della <strong>fratellanza umana<\/strong>, della dedizione, con suor Maria Teresa Crescini, una vita consacrata all\u2019educazione degli adolescenti. Il mondo della <strong>cooperazione sociale<\/strong>, con Felice Scalvini, allora presidente di Federsolidariet\u00e0 e grande innovatore sociale. Il mondo della politica, quella impegnata ad unire l\u2019Europa e l\u2019Africa, con il compianto senatore ed europarlamentare Giovanni Bersani, primo presidente di INTERSOS, che ha dato vita al <strong>dialogo tra il parlamento europeo e quelli africani<\/strong>.<\/p>\n<p>&#8220;Homo sum. Nihil humani a me alienum puto&#8221; (Terenzio, II secolo a. C.) \u00e8 l\u2019inizio della nostra Carta dei Valori: &#8220;Sono un essere umano. Nessun essere umano, nessuna realt\u00e0 umana mi \u00e8 estranea&#8221;.<\/p>\n<p>Quattro giorni dopo la costituzione di INTERSOS ero in Somalia, la prima e la pi\u00f9 lunga missione, dato che ci siamo ancora nonostante le difficolt\u00e0, dopo venticinque anni. Ecco due altre caratteristiche di INTERSOS: <strong>rapidit\u00e0 nella risposta umanitaria e la prima linea<\/strong>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>D.: Quali sono state le prime difficolt\u00e0 professionali, umane, politiche, da te incontrate, all\u2019interno ed all\u2019esterno?\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>R.: Sinceramente <strong>non ho mai vissuto le difficolt\u00e0 come tali ma come la normalit\u00e0 di un cammino da percorrere e che avevo scelto come dovere etico ed umano. <\/strong>L\u2019imperativo umanitario non \u00e8 un\u2019astrazione. <strong>Prende la tua vita, diviene totalizzante<\/strong>. Mi hanno aiutato molto l\u2019istintiva capacit\u00e0 di esprimere ostinazione ed entusiasmo e l\u2019esperienza precedentemente accumulata all\u2019istituto sindacale per la cooperazione allo sviluppo (Iscos-Cisl) che ho contribuito a fondare nei primi anni Ottanta dopo alcuni anni di impegno sindacale prima nel settore chimico (con un\u2019esperienza operaia alla Mapei) e poi nel dipartimento internazionale della Cisl, dove tra l\u2019altro ho seguito le nuove e allora ancora limitate realt\u00e0 dell\u2019immigrazione. I partenariati sindacali internazionali mi avevano condotto in America latina con progetti di rafforzamento delle organizzazioni dei lavoratori e delle opposizioni democratiche alle dittature e in Africa con programmi di formazione professionale e tecnica, attivit\u00e0 produttive nell\u2019agricoltura, nelle officine di riparazione ferroviarie, nella promozione dell\u2019organizzazione cooperativa. \u00c8 stata per me anche una scuola per affinare e rendere efficaci i rapporti politici.<\/p>\n<p>Gli interventi dei primi anni, in Somalia, Ruanda, Burundi, Mozambico, Cecenia, Angola ci hanno portato (parlo al plurale perch\u00e9 ormai la squadra INTERSOS si era formata) a definire meglio <strong>tre priorit\u00e0. <\/strong>i) In quali ambiti indirizzare pi\u00f9 efficacemente gli interventi. <em>Abbiamo stretto molte mani<\/em> \u00e8 il titolo del libro di Sonia Grieco sui primi venti anni di Intersos edito da Carocci. <strong>Stringere le mani rimane fondamentale<\/strong>, <strong>il primo e fondamentale gesto di un operatore umanitario<\/strong>, che non deve mai mancare, che stabilisce una relazione: \u201c<strong>essere con\u201d, che \u00e8 molto pi\u00f9 dell\u2019 \u201cagire per\u201d<\/strong>. Ma occorre contemporaneamente dare risposte efficaci ai bisogni, definire sempre meglio i propri ambiti di intervento anche sulla base di valutazioni dei risultati degli interventi realizzati. ii) In contesti divenuti sempre pi\u00f9 insicuri <strong>quali misure di sicurezza adottare <\/strong>per gli operatori e le operatrici e per le persone che dobbiamo proteggere. iii) Come <strong>perfezionare il modello di organizzazione, gestione e controllo <\/strong>e le relative procedure operative per lavorare al meglio, assicurare il necessario sostegno, verificare, garantire trasparenza ed <strong>essere credibili di fronte ai finanziatori e sostenitori<\/strong> italiani, europei e internazionali.<\/p>\n<p>Gli interventi umanitari che abbiamo via via considerato prioritari, nei campi per rifugiati e sfollati, nelle aree distrutte e da ricostruire, tra la gente in fuga in cerca di protezione e di aiuto, ci hanno forzato ad essere migliori, a formarci meglio, a specializzarci nella protezione e nel primo soccorso. Gli stessi <strong>principi umanitari: Umanit\u00e0, Neutralit\u00e0, Imparzialit\u00e0, Indipendenza, <\/strong>li abbiamo assimilati profondamente durante gli interventi, prima ancora di studiarli. La sfida fondamentale era, e continua ad essere, quella di crescere, ampliarci, specializzarci, professionalizzarci, ma continuando sempre a <strong>vivere profondamente i valori <\/strong>che danno senso a INTERSOS e rimanendo fedeli ai principi umanitari.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>D.: Quali sono stati i due-tre momenti di svolta nella vita professionale?<\/strong><\/p>\n<p>R.: Negli anni \u201970 e \u201980, l\u2019esperienza operaia e l\u2019ingresso nella Cisl che mi ha permesso prima la fondazione del Cesil a Milano, un centro per pensare e agire <em>con<\/em> le prime comunit\u00e0 immigrate ai fini dell\u2019integrazione, portando quest\u2019interesse anche a livello confederale e poi la creazione dell\u2019Iscos-Cisl per sviluppare attivit\u00e0 di cooperazione internazionale coinvolgendo i sindacati africani e latinoamericani.<\/p>\n<p>Riferendomi ai venticinque anni di INTERSOS, il primo \u00e8 stato proprio il fermo convincimento che occorresse dare vita, anche in Italia e senza ulteriori ritardi, ad un\u2019organizzazione dedicata alle emergenze umanitarie ed in particolare a quelle provocate da conflitti e situazioni di grave crisi e instabilit\u00e0. Un altro \u00e8 stata la presa di coscienza, fin dai primi anni,<strong> che l\u2019azione umanitaria, solidaristica e generosa, richiede analisi, riflessioni, approfondimenti e anche azioni a valenza politica,<\/strong> dato che cause, gestioni e soluzioni delle crisi sono tutte di carattere politico. Ci\u00f2 ha significato: i) <strong>in Italia<\/strong> un attivo impegno di confronto, proposta, approfondimento, <strong>collaborazione istituzionale e politica oppure di contrasto e denuncia;<\/strong> ii) la r<strong>icerca di occasioni di incontro con le parti in conflitto,<\/strong> talvolta anche rischiando, per riuscire a garantire lo spazio umanitario e la neutralit\u00e0 ed imparzialit\u00e0 dell\u2019aiuto o per gettare semi per far nascere occasioni di dialogo e di cammino di pace; iii) un sempre pi\u00f9 chiaro <strong>posizionamento rispetto ai contingenti militari <\/strong>operanti negli stessi paesi e nelle stesse aree e sul rapporto civile-militare nei contesti di conflitto. L\u2019ultimo \u00e8 consistito nel <strong>passaggio generazionale<\/strong>. Quando si fonda una realt\u00e0 complessa, portandola avanti fino alla fase adulta, il momento del passaggio delle consegne pu\u00f2 comportare dei rischi. Li abbiamo superati senza traumi. E lo considero un successo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>D.: Quale \u00e8 stato il momento pi\u00f9 difficile, ed hai mai avuto paura di non farcela? Come lo hai superato? \u00a0\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>R.: In Cecenia ho affrontato la prova pi\u00f9 dura: <strong>il rapimento di Sandro Pocaterra, capomissione,<\/strong> e dei due chirurghi Giuseppe Valenti e Augusto Lombardi, impegnati nel ripristino delle attivit\u00e0 ospedaliere a Grozny e la loro prigionia per 64 giorni, fino al 29 novembre 1996, ad opera di una banda di criminali. Sono stati due mesi di angoscia per INTERSOS, con i timori per la loro sorte e i dubbi sul lavoro, sullo scopo di <strong>questo impegno umanitario che ti mette sulla linea del fuoco, <\/strong>senza pi\u00f9 essere garanzia di incolumit\u00e0 e di rispetto. Le trattative sono state estenuanti, tra false piste e richieste esorbitanti di riscatto, con le istituzioni cecene e russe che facevano lo scarica barile. Sono stati messi in atto tentativi di mediazione con interlocutori locali, poi \u00e8 arrivato l\u2019apporto di Adriano Sofri, amico di Lombardi, che si \u00e8 generosamente offerto perch\u00e9 era gi\u00e0 stato nella repubblica caucasica per un servizio giornalistico e aveva contatti che si sono rivelati decisivi per la liberazione dei tre operatori e che hanno permesso di <strong>evitare qualsiasi cedimento alle richieste di riscatto<\/strong>. Ero pronto ad interrompere o rallentare ogni attivit\u00e0 di INTERSOS per concentrare l\u2019attenzione e le risorse sulla loro salvezza e liberazione. <strong>Continuare o ritirarsi? <\/strong>\u00c8 l\u2019interrogativo ricorrente in ogni situazione con gravi problemi di sicurezza, sia per non esporre ad eccessivo pericolo chi lavora sul campo, sia per i dubbi sulla possibilit\u00e0 di operare fedelmente ai principi umanitari, senza subire condizionamenti. <strong>L\u2019uccisione, pochi giorni dopo, di sei volontari della Croce Rossa internazionale<\/strong> e le ripercussioni del sequestro sulle istituzioni cecene, in parte coinvolte, mi hanno convinto che non ci fossero pi\u00f9 le condizioni per poter continuare a operare nel paese. \u00c8 stato l\u2019unico caso di interruzione radicale di una missione umanitaria negli anni di vita dell\u2019organizzazione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>D.: Ma come diavolo sei riuscito a far crescere cos\u00ec tanto INTERSOS, e su quali fondamenta? <\/strong><\/p>\n<p>\u201c<em>Abbiamo stretto molte mani\u201d<\/em>, titola il libro sui primi venti anni riprendendo una corrispondenza degli operatori tra i profughi ruandesi in Burundi. Per continuare a farlo occorreva <strong>essere sempre pi\u00f9 efficaci<\/strong> nella risposta ai bisogni. Gradualmente, abbiamo dovuto quindi approfondire ogni aspetto dell\u2019intervento umanitario, accrescere la professionalit\u00e0, darci regole, seguire precise procedure al fine di facilitare il lavoro, assicurare l\u2019indispensabile neutralit\u00e0 e indipendenza, garantire la massima trasparenza. Il tutto <strong>senza perdere la spinta valoriale <\/strong>e solidaristica che \u00e8 e deve rimanere la linfa vitale di INTERSOS. Siamo cresciuti perch\u00e9 l\u2019imperativo umanitario \u00e8 continuato ad essere vivo, profondamente sentito e ci ha spinto ogni volta ad \u201cesserci\u201d: con risposte rapide, efficaci, in prima linea, agendo \u201ccon\u201d. Le Agenzie umanitarie internazionali ci conoscono. Ove ci hanno apprezzato (con umilt\u00e0 dobbiamo riconoscere che non sempre siamo riusciti a dare il meglio, come avremmo voluto, anche se abbiamo cercato di mettere a frutto gli insuccessi per migliorare) ci chiedono di continuare ad intervenire e sostengono le iniziative che a nostra volta proponiamo. Ogni <strong>crescita deve essere per\u00f2 proporzionata alle capacit\u00e0 <\/strong>che puoi riuscire ad esprimere. INTERSOS, pur mantenendo viva l\u2019imperativa spinta solidaristica, quella che l\u2019ha portata ad assumere una dimensione significativa e rilevante nell\u2019ambito della realt\u00e0 non governativa italiana, dovr\u00e0 ora consolidare, rafforzare e rendere stabile il grande cammino fatto nei venticinque anni. Anche per capire come impostare al meglio i prossimi venticinque.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>D.: Come vivi e valuti il recente scandalo di OXFAM UK che ha tolto il coperchio alle gravi contraddizioni di un intero settore? <\/strong><\/p>\n<p>R.: Siamo tutti indignati da quanto successo, come ogni volta che fatti simili vengono alla luce. <strong>C\u2019\u00e8 una frase nel Vangelo <\/strong>che ho memorizzato e che ritengo debba valere per ogni operatore umanitario, credente o non credente: \u201cVoi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si render\u00e0 salato? A null\u2019altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente\u201d. Ecco come valuto questo scandalo. Nessuno vuole essere bacchettone ma <strong>ci sono cose che non devono mai, proprio mai, essere ammesse o sottaciute,<\/strong> in particolare nel mondo che intende per vocazione esprimere umanit\u00e0, rispetto, solidariet\u00e0. Conosco bene il mondo umanitario ed \u00e8 per me sempre una sorpresa quando scopro condotte criminali o che comunque contraddicono i valori, i principi e le regole di comportamento che le organizzazioni hanno adottato. Pur con i limiti, gli errori e le debolezze che contraddistinguono la nostra condizione umana, il <strong>mondo umanitario \u00e8 nella grandissima parte sano e dedicato,<\/strong> con valori che lo guidano e con regole, procedure e strumenti, compreso \u201c<strong>il box dei reclami e delle denunce<\/strong>\u201d, per prevenire e gestire severamente gli abusi. Questi fatti devono spingere ogni Ong a migliorare, adattandole ai vari contesti, le regole di prevenzione e di controllo e a verificarne l\u2019applicazione. La selezione del personale \u00e8 un primo passo, ma non pu\u00f2 rimanere l\u2019unico. Se cresce il numero degli operatori impegnati e se si interviene nelle urgenze, i rischi aumentano e occorre farvi fronte.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>D.: Si pu\u00f2 davvero essere puliti e coerenti con i valori, stando sul campo e nel fango, nell\u2019ambito dell\u2019emergenza umanitaria. Come?\u00a0 <\/strong><\/p>\n<p>R.: In questi giorni ho spesso ripetuto come sia bene non ignorare &#8220;la foresta che cresce mentre alcuni alberi marci cadono facendo molto rumore&#8221;<em>.<\/em> Occorrer\u00e0 indubbiamente capire perch\u00e9 questi siano marciti pur nella crescita del resto della foresta: \u00e8 un compito che deve coinvolgere tutti, dai livelli apicali delle organizzazioni ai singoli operatori e alle persone con cui e per cui lavoriamo. Ritengo che s\u00ec, si pu\u00f2 essere puliti e coerenti con i valori, stando sul campo e nel \u201cfango\u201d. Direi anche che <strong>pi\u00f9 si \u00e8 nel \u201cfango\u201d, pi\u00f9 cio\u00e8 si \u00e8 vicini alle persone che hanno vissuto e stanno vivendo gravi difficolt\u00e0 e sofferenze, condividendole nella vicinanza, e pi\u00f9 si rimane puliti<\/strong>.<strong> La tensione alla massima coerenza deve essere e deve rimanere un habitus per ogni Ong e ogni operatore e operatrice umanitari <\/strong>ed \u00e8 dovere di ogni livello di responsabilit\u00e0 verificare che ci\u00f2 corrisponda al vero.<\/p>\n<p>Noto che, negli anni, ci si \u00e8 talvolta \u201cadeguati ai tempi\u201d e qualche organizzazione &#8211; pi\u00f9 a livello internazionale che italiano, anche se dobbiamo tutti guardarci allo specchio &#8211; sta forse perdendo il senso della coerenza tra l\u2019azione a fianco dei pi\u00f9 poveri per lottare contro la povert\u00e0 e portare aiuto nelle crisi ed <strong>il proprio modo di vivere, i salari, l<\/strong>\u2019<strong>esagerata ostentazione di s\u00e9 e della propria supponente indispensabilit\u00e0. Anche nella vita personale, nello stile di vita, nel modo di porsi, nei livelli remunerativi (alcuni mi paiono non solo incoerenti ma intollerabili), nell\u2019uso di beni costosi o inopportuni, quando si opera a fianco e a soccorso di persone in contesti sfortunati, di povert\u00e0 e di grande sofferenza, una severa etica del comportamento dovrebbe guidare le Ong e il loro personale, sempre. Tutto si tiene: la non coerenza pu\u00f2 pi\u00f9 facilmente portare ad eccessi e abusi.<\/strong>\u00a0\u00a0\u00a0<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>D.: Quali procedure anche pratiche o di management dovrebbero adottare le ONG per uscirne?\u00a0 <\/strong><\/p>\n<p>R.: Ogni Ong dovrebbe dotarsi di un modello di organizzazione, gestione e controllo, che sia conosciuto da tutti e la cui applicazione sia verificata dalla funzione di controllo interno. Si tratta di un insieme di elementi, dalla carta dei valori al codice etico (che devono potersi interiorizzare, profondamente), dall\u2019organizzazione alla chiarezza sulle responsabilit\u00e0, alle procedure da seguire per agire bene, in modo corretto e al contempo per prevenire possibili azioni delinquenziali o abusi nella gestione delle attivit\u00e0 e per poterli controllare, contrastare, reprimere. Alcune Ong si sono dotate anche di procedure per prevenire abusi di carattere sessuale o a danno di minorenni e per dotarsi degli strumenti necessari per verificarne l\u2019adempimento e per ricevere segnalazioni e denunce al fine di poterli reprimere sul nascere.<\/p>\n<p>L\u2019<strong>esame dei curricula, le ulteriori informazioni delle Ong o di altri Enti ivi indicati, la selezione e la formazione sono indispensabili ma esiste sempre la possibilit\u00e0 di imprevedibili comportamenti delinquenziali.<\/strong> L\u2019adozione di precise procedure \u00e8 quindi indispensabile per riuscire a sostenere, verificare e controllare.\u00a0\u00a0<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>D.: Quali sono secondo te oggi le doti e i requisiti per chi vuole lavorare nel mondo delle ONG? <\/strong><\/p>\n<p>R.: Pi\u00f9 che delle doti (che, per chi sceglie una Ong umanitaria, devono certamente comprendere l\u2019attenzione all\u2019altro, in particolare al pi\u00f9 bisognoso, la voglia di capire il contesto e le dinamiche che l\u2019hanno sconvolto, la disponibilit\u00e0 ad affrontare difficolt\u00e0 e qualche sacrificio per realizzare l\u2019impegno che si assume, la flessibilit\u00e0, l\u2019umilt\u00e0 che ti permette di imparare continuamente e di correggerti e perfezionarti), parlerei dei <strong>requisiti. <\/strong>Alcuni di essi possono anche acquisirsi crescendo nell\u2019Ong. Nessuno nasce imparato: il cammino di crescita \u00e8 quindi fondamentale e ogni organizzazione deve favorirlo e accompagnarlo. \u00c8 indubbio per\u00f2 che per dare risposte efficaci occorrano conoscenze, capacit\u00e0 e professionalit\u00e0. In un ospedale servono medici e infermieri ben formati, allo stesso modo servono esperti specifici per tenere sotto controllo la spesa e le scritture contabili, per organizzare la logistica, per sistemare campi di accoglienza e ripari dignitosi, assicurare acqua, latrine, cibo, per proteggere e tutelare, per organizzare scuole di emergenza e cos\u00ec via. Il discorso non pu\u00f2 ridursi a poche righe, ma <strong>tra i principali requisiti <\/strong>indicherei: i) l<strong>a spinta valoriale<\/strong>, che non basta ma che aiuta, ti guida, permette di metterti in discussione, ti fa sentire parte del corpo dell\u2019Ong che la vive e la trasmette anche attraverso di te; ii) un livello di <strong>istruzione <\/strong>adeguato; iii) la conoscenza della <strong>lingua internazionale<\/strong> usata nel paese e il desiderio di imparare l\u2019essenziale di quella locale per riuscire a stabilire rapporti personali diretti; iv) la capacit\u00e0 di <strong>pianificazione e gestione del proprio tempo,<\/strong> riuscendo anche a <strong>coinvolgere e a fare squadra per risolvere<\/strong>, per quanto possibile, ogni problema che riguarda le persone assistite; v) l\u2019uso degli <strong>strumenti informatici;<\/strong> vi) la capacit\u00e0 di <strong>sintetizzare rapporti<\/strong> con la precisione che la materia richiede\u2026<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>D.: Nino, un\u2019ultima domanda: tre\u00a0consigli\u00a0che senti di dare ai nostri studenti e a chi vuole rendersi utile inseguendo il proprio sogno, impostando la propria vita nella cooperazione internazionale? <\/strong><\/p>\n<p>R.: <strong>Dare il massimo, con passione, generosit\u00e0, apertura all\u2019altro<\/strong>, perch\u00e9 altrettanto massima \u00e8 la misura di quanto si riceve in crescita umana, soddisfazione, conoscenza, professionalit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Non avere paura delle difficolt\u00e0<\/strong> ma <strong>capire dove trovare l\u2019aiuto<\/strong> per poterle affrontare e superare, senza mai fermarsi di fronte agli ostacoli.<\/p>\n<p>Qualora poi la cooperazione internazionale e l\u2019aiuto umanitario diventassero la professione della propria vita, mantenere <strong>sempre viva la coerenza con i valori alti<\/strong> che hanno guidato i primi passi e quelli successivi, fino a far maturare questa scelta.\u00a0<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(A cura di Marco Crescenzi) &nbsp; Mi sono riservato il piacere di curare di persona l\u2019intervista a Nino Sergi, ero certo di una storia bellissima e la volevo in diretta. 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