{"id":37642,"date":"2016-07-19T07:39:26","date_gmt":"2016-07-19T07:39:26","guid":{"rendered":"http:\/\/socialchangeschool.org\/19\/07\/2016\/8-considerazioni-nella-lotta-alla-poverta\/"},"modified":"2023-03-28T09:07:13","modified_gmt":"2023-03-28T09:07:13","slug":"8-considerazioni-nella-lotta-alla-poverta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.socialchangeschool.org\/it\/19\/07\/2016\/8-considerazioni-nella-lotta-alla-poverta\/","title":{"rendered":"Blog4Change: 8 Considerazioni nella lotta alla povert\u00e0"},"content":{"rendered":"<p><strong>Andrea Stroppiana| 19 luglio 2016<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>&#8220;La mano che riceve sta sempre sotto a quella che d\u00e0.&#8221;<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tale proverbio africano non \u00e8 valido soltanto per il Sud del mondo. Si applica perfettamente al principio di \u201cesportazione\u201d dei processi di cambiamento di cui l&#8217;Occidente \u00e8 sempre stato fautore e maestro al di fuori e all&#8217;interno dei propri confini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E&#8217; coscienza comune che<strong> la lotta alla povert\u00e0 riguardi tanto il Sud quanto il Nord del mondo<\/strong>, perch\u00e9 la povert\u00e0, intesa come difficolt\u00e0 di accesso per gli individui ad una esistenza dignitosa rispetto ai propri parametri socio- culturali, si annida in ogni piega e recesso della convivenza umana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ricapitoliamo gli 8 principali concetti che costituiscono i pilastri di tale lotta e che concorrono, tra l\u2019altro, alla struttura portante del <a href=\"https:\/\/www.socialchangeschool.org\/it\/master\/master-in-cooperazione-internazionale-europrogettazione-sviluppo-locale\/\">Master in Project Management<\/a>\u00a0di ASVI Social Change.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il territorio artefice del proprio sviluppo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo elemento chiave riguarda il fatto che <strong>lo sviluppo, come risposta al concetto di povert\u00e0<\/strong> definito sopra, <strong>si riesca a conseguire<\/strong> con maggior probabilit\u00e0 di successo <strong>allorch\u00e9 il cambiamento nasca all&#8217;interno<\/strong>, e resti nelle mani, delle collettivit\u00e0 che ne dovrebbero beneficiare. Quando un processo di cambiamento nasce al di fuori dal contesto che ne \u00e8 direttamente interessato, rifletter\u00e0 presumibilmente le percezioni dei suoi ideatori con una forte probabilit\u00e0 di restare al di fuori da molte dinamiche e relazioni del territorio che dovrebbe modificare. Un occhio esterno tende a cercare dove pu\u00f2 gli elementi <span style=\"text-decoration: underline;\">oggettivi<\/span> su cui costruire il suo intervento e tale ricerca privilegia spesso fonti che invecchiano rapidissimamente o che si basano su conclusioni di altri occhi esterni che hanno operato in condizioni di analogia, ma non di identit\u00e0. Conclusioni queste, che a volte sembrano essere contraddette dalla realt\u00e0 dei comportamenti umani con cui ci si confronta. L&#8217;oggettivit\u00e0, nell&#8217;analisi dei contesti umani, \u00e8 sovente un&#8217;idea spazzatura. Per questo, il riportare l&#8217;analisi all&#8217;interno della soggettivit\u00e0 degli individui che costituiscono l&#8217;oggetto stesso del cambiamento, pu\u00f2 riservare sorprese piacevolissime in termini di impegno, contributi e volont\u00e0 di creare e mantenere nuovi equilibri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L&#8217;interesse motore delle azioni umane<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il secondo pilastro \u00e8 quello della <strong>identificazione dell&#8217;interesse come principale motore dei comportamenti umani<\/strong>. Laddove si fa leva sugli interessi di un territorio per ottenere le risorse\u00a0 ed i contributi richiesti per il cambiamento si imbocca la strada pi\u00f9 facile per il successo. Qualunque rete o accordo o richiesta che si giudica strumentale all&#8217;ottenimento di determinati benefici deve essere fondata sul soddisfacimento degli interessi, pur di natura assai variegata, dei soggetti coinvolti in un \u201c<em>do ut des\u201d<\/em> che non ammette eccezioni. Un partenariato in cui tutti i membri, contribuendo al successo del progetto soddisfano i propri interessi particolari, \u00e8 un partenariato solido e l&#8217;impegno ed il contributo di ciascun membro sar\u00e0 proporzionale al grado di soddisfacimento del proprio tornaconto che tale membro otterr\u00e0 come effetto del proprio impegno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>I problemi, radici del cambiamento\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il terzo concetto tocca la necessit\u00e0 che ogni intervento di sviluppo che si voglia identificare, parta dalla radiografia degli elementi di sofferenza e frustrazione degli individui che ne beneficeranno e non direttamente dalla valutazione di ci\u00f2 che potrebbe essere utile per migliorare le loro condizioni. Il primo approccio, che si fonda sui problemi, tocca la sfera dell&#8217;emotivit\u00e0 dell&#8217;individuo, ricerca le\u00a0 sue frustrazioni senza, in un primo momento, volerne necessariamente conoscere n\u00e9 le cause n\u00e9 le soluzioni, il secondo approccio che si fonda sui bisogni e sulle risposte da dare al loro soddisfacimento, tocca,\u00a0 fin dal primo momento, la sfera delle azioni\/soluzioni che quasi sempre si basano sulle capacit\u00e0, esperienze ed interessi delle entit\u00e0 esecutrici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C&#8217;\u00e8 allora una forte <strong>contrapposizione su due concetti<\/strong> solo apparentemente simili <strong>quello di <em>problem<\/em> e quello di <\/strong><em><strong>need<\/strong>. <\/em>Il primo chiede al territorio: <strong>\u201cquali sono i tuoi problemi\u201d<\/strong> (quali gli elementi di sofferenza), il secondo chiede<strong> \u201cdi cosa hai bisogno\u201d<\/strong> (quali proposte di soluzione). E&#8217; ovvio come queste due analisi tocchino snodi profondamente diversi in una apparente similitudine e i due approcci, partenti dallo stesso punto, assomiglino a due rette che ad ogni passo si allontanano una dall&#8217;altra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Le azioni come risposta agli ostacoli esistenti<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un quarto principio tocca la definizione di ci\u00f2 che si pu\u00f2 fare (azioni) come passo successivo all&#8217;aver definito quali benefici si vogliono raggiungere\u00a0 (obiettivi). <strong>Le azioni dovrebbero nascere da una ricerca degli ostacoli esistenti al momento dell&#8217;analisi unitamente alla valutazione di come scavalcarli o renderli innocui.<\/strong> L&#8217;analisi delle attivit\u00e0 \u00e8, prima di tutto, <strong>un analisi sui <em>perch\u00e9<\/em><\/strong>. La domanda che pu\u00f2 portare ad un processo sano di cambiamento riguarda il perch\u00e9 le situazioni negative presenti siano tali. Solo cos\u00ec sar\u00e0 possibile individuare il <em>come<\/em> modificarle. Tutto ci\u00f2 indipendentemente dai pacchetti di prodotti auspicati a priori, dalle abilit\u00e0 esistenti, dagli interessi degli attori e dal budget dei finanziatori. Elementi questi da valutare, adattare e modellare sul progetto in fieri, solo dopo aver identificato, con onest\u00e0 intellettuale, le necessit\u00e0 reali. Laddove tali necessit\u00e0 non coincidano con gli interessi degli esecutori, si rende necessario un processo di adattamento e conciliazione fatto di compromessi e considerazioni politiche, economiche e di merito su cui si gioca una delle sfide pi\u00f9 delicate del progetto e assume un ruolo centrale un partenariato in cui siano rappresentati tutti gli interessi contrapposti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L&#8217;individuo, perno per il cambiamento<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una quinta considerazione tocca <strong>la complessit\u00e0 dell&#8217;individuo come fulcro per il cambiamento<\/strong>. Il suo intorno spaziotemporale, le sue predisposizioni e capacit\u00e0, le sue convinzioni, valori e percezioni non sono un corollario decorativo, ma gli aspetti centrali da cui non si pu\u00f2 prescindere affinch\u00e9 quello che si fa possa funzionare e creare un cambiamento i cui benefici durino nel tempo. E&#8217; a causa della insufficiente considerazione di tali elementi che, molto spesso, l&#8217;esportazione dello sviluppo non funziona. Laddove cambiano gli individui anche all&#8217;interno della stessa area geografica, deve essere rimesso in discussione l&#8217;intero processo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L&#8217;attenzione al rischio condizione per il successo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il sesto aspetto tocca la sfera dell&#8217;imprevedibile. <strong>Il rischio di fallimento accompagna ogni processo di cambiamento.<\/strong> Nelle aree del vivere nelle quali gli elementi di rischio sono pi\u00f9 forti, \u00e8 l\u00e0 dove spesso maggiormente merita che qualcosa venga fatto. La presenza e l&#8217;intensit\u00e0 di potenziali fattori di rischio non \u00e8 di per s\u00e9 proporzionale alle probabilit\u00e0 di fallimento che un intervento pu\u00f2 avere se, e solo se, esistono una attenzione e un controllo continui verso tali elementi sia in fase di gestazione dell&#8217;intervento, sia in quella di realizzazione. Il rischio che qualcosa vada storto, quando si vanno a modificare equilibri consolidati, \u00e8 sempre presente. Identificare questi fattori costa fatica e monitorarli in modo continuativo \u00e8 laborioso e a volte frustrante, ma \u00e8 un aspetto totalmente imprescindibile quando si cerchi l&#8217;eccellenza ed il successo in un processo di cambiamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Una gestione fondata sul monitoraggio<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il settimo principio tocca la qualit\u00e0 della gestione nel senso della continua attenzione al miglioramento, alla correzione del tiro, all&#8217;adattamento ad una realt\u00e0 che pu\u00f2 cambiare ogni giorno. <strong>Laddove si cerca l&#8217;eccellenza si investe nel monitoraggio.<\/strong> Questo concetto su cui si \u00e8 parlato tantissimo nell&#8217;ultima decade,\u00a0 sembra spesso risultare un perfetto sconosciuto nei suoi elementi portanti. Gestire un progetto in modo sano significa verificarne continuamente la capacit\u00e0 di realizzare le attivit\u00e0 nel miglior modo possibile e di produrre, tramite queste, i benefici previsti per i beneficiari. A molti operatori accade di dare pi\u00f9 importanza al mezzo piuttosto che al fine ovvero di seguire scrupolosamente le attivit\u00e0 e la loro aderenza alle previsioni, con molto meno impegno a verificare se tali strumenti servano a ci\u00f2 per cui sono stati messi in atto. Laddove lo scrupolo sull&#8217;assunzione delle medicine sia pi\u00f9 importante della guarigione dalla malattia si\u00a0 sta navigando con le vele, ma senza timone.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il mantenimento dei benefici nel tempo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019ottavo ed ultimo aspetto riguarda la <strong>sostenibilit\u00e0 che va misurata sugli obiettivi rigorosamente intesi come benefici e non sulle attivit\u00e0.<\/strong> <strong>Ci\u00f2 che deve essere sostenibile \u00e8 il beneficio che il progetto-programma crea per i beneficiari finali e non ci\u00f2 che il progetto realizza n\u00e9 i prodotti\/output che prevede.<\/strong> Tali output devono durare nel tempo solo fintanto che siano in grado di dare un servizio reale; non servono in quanto tali se non come creatori di benefici fruibili e solo come tali \u00e8 importante che durino. La sostenibilit\u00e0 entra in gioco fin dalla fase di gestazione di un intervento e lo accompagna durante e dopo il suo termine. Non c&#8217;\u00e8 sostenibilit\u00e0 senza ownership (appropriazione) da parte della comunit\u00e0\u2019 e dei responsabili del territorio; la ownership deve essere continuamente innaffiata e concimata per non morire e tale nutrimento va previsto fin dai primi vagiti del progetto in divenire e va garantito oltre il suo presunto termine. In questa accezione, dunque, esiste una identit\u00e0, e non una semplice vicinanza concettuale, tra sostenibilit\u00e0 ed appropriazione perch\u00e9 solo ci\u00f2 che le persone vogliono veramente, \u00e8 qualcosa che riescono a difendere e preservare nel tempo con le unghie e coi denti anche in totale mancanza di risorse finanziarie, ed \u00e8 ci\u00f2 che si difende strenuamente e per cui ci si spende che alla fine si riesce a sentire parte di s\u00e9.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Andrea Stroppiana| 19 luglio 2016 &#8220;La mano che riceve sta sempre sotto a quella che d\u00e0.&#8221; Tale proverbio africano non \u00e8 valido soltanto per il Sud del mondo. 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