{"id":37634,"date":"2016-06-14T09:31:07","date_gmt":"2016-06-14T09:31:07","guid":{"rendered":"http:\/\/socialchangeschool.org\/14\/06\/2016\/disequilibrio-la-situazione-globale\/"},"modified":"2016-06-14T09:31:07","modified_gmt":"2016-06-14T09:31:07","slug":"disequilibrio-la-situazione-globale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.socialchangeschool.org\/it\/14\/06\/2016\/disequilibrio-la-situazione-globale\/","title":{"rendered":"Disequilibrio, la situazione globale"},"content":{"rendered":"<p><strong>Danilo Castagnetti | 14 giugno 2016 \u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201c<em>L&#8217;inferno dei viventi non \u00e8 qualcosa che sar\u00e0; se ce n&#8217;\u00e8 uno, \u00e8 quello che \u00e8 gi\u00e0 qui, l&#8217;inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l&#8217;inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo pi\u00f9. Il secondo \u00e8 rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all&#8217;inferno, non \u00e8 inferno, e farlo durare, e dargli spazio\u201d.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">Italo Calvino<em>, &#8220;Le citt\u00e0 invisibili&#8221; (1972).<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi accanto alla devastazione degli habitat naturali del Pianeta stiamo assistendo all\u2019affermarsi di crescenti squilibri sociali. Oltre a non aver saputo dare risposte a quella gran parte di Umanit\u00e0 che non ha mai potuto aspirare ad una condizione di vita dignitosa, osserviamo un <strong>gravissimo<\/strong> <strong>arretramento delle condizioni di vita e dei diritti<\/strong> anche nei Paesi maggiormente sviluppati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019umanit\u00e0 non pu\u00f2 pi\u00f9 permettersi di non agire.<\/strong> Abbiamo avuto una grande opportunit\u00e0 negli anni del massimo sviluppo economico, dal dopoguerra alla fine degli anni ottanta, si sarebbe potuto utilizzare la spinta economica e produttiva per creare uno sviluppo pi\u00f9 equilibrato, ma non \u00e8 avvenuto, al contrario abbiamo assistito alla <strong>totale mercificazione di terra, lavoro e moneta<\/strong> contro la quale Karl Polanyi<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a> ci aveva messo in guardia sul finire del secondo conflitto mondiale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dalla rivoluzione industriale in poi \u00e8 stata portata avanti una drammatica privatizzazione e sfruttamento del Mondo che, negli ultimi decenni, ha conosciuto uno sviluppo esponenziale. La crisi che ci ha investiti e che stiamo vivendo \u00e8 la drammatica testimonianza di un sistema che va ripensato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Esistono beni comuni che non lasciano dubbi sulla loro necessaria preservazione: ad un primo livello essenziale tutte le comuni risorse naturali, ad un secondo livello, che riguarda pi\u00f9 strettamente l\u2019uomo, tutto ci\u00f2 che \u00e8 necessario per poter <strong>vivere con dignit\u00e0, libert\u00e0 ed equit\u00e0 gli uni accanto agli altri<\/strong> (istruzione, sanit\u00e0, giustizia e lavoro primi fra tutti). Non dovrebbero esistere i due livelli ma uno solo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019umanit\u00e0 avrebbe dovuto soddisfare i propri bisogni compatibilmente con la preservazione delle risorse che il Pianeta gli ha messo a disposizione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chi si \u00e8 molto occupata di beni comuni, seppure di comunit\u00e0 di piccole dimensioni, \u00e8 stata il Nobel per l\u2019economia Elinor Ostrom. Essa ha confutato la dicotomia dominante tra Stato e Mercato, dimostrando che esistono alternative efficienti ed equilibrate per gestire le risorse collettive. La privatizzazione delle risorse naturali collettive non sempre \u00e8 possibile, e in ogni caso non risolve il problema del loro utilizzo equilibrato, semmai spesso lo ha aggravato. Anche lo stato non ha particolarmente brillato nella gestione dei beni comuni. Esiste una terza via, afferma la Ostrom, ed \u00e8 <strong>l\u2019auto-gestione di una risorsa naturale collettiva<\/strong> <strong>da parte della comunit\u00e0<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In tutti i paesi e in tutte le culture esistono istituzioni collettive, cio\u00e8 insiemi di regole condivise, che hanno permesso alle comunit\u00e0 locali di auto-gestire sistemi di risorse ambientali complessi, in modo efficiente e sostenibile, per periodi di tempo molto lunghi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pierluigi Ciocca nel libro da lui curato con Ignazio Musu \u201c<em>Natura e Capitalismo un conflitto da evitare\u201d<\/em> indica proprio il <strong>capitalismo<\/strong> come la soluzione ai problemi che lo stesso ha provocato: <strong>iniquit\u00e0, instabilit\u00e0, inquinamento<\/strong>. Secondo l\u2019autore \u00e8 la formidabile macchina del capitalismo che, attraverso la produzione di ricchezza e innovazione, potr\u00e0 porre rimedio a questi problemi. Personalmente ritengo improponibile affidare la salvezza dell\u2019Umanit\u00e0 proprio e solo al sistema che l\u2019ha portata sull\u2019orlo del baratro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le affermazioni di Ciocca rientrano in quella retorica sulla <strong>sostenibilit\u00e0<\/strong> che riempie i vari discorsi sulle buone intenzioni che, per svariati motivi, non trovano mai un\u2019 effettiva e reale messa in pratica. I vari rapporti (Club di Roma 1972, Brundtland 1987), i vari <em>summit<\/em>, le commissioni, conferenze e protocolli sull\u2019ambiente (Stoccolma 1972, Rio De Janeiro 1992, Kyoto 1997, Johannerburg 2002, Copenhagen 2009, Parigi 2015, per citare solo alcune delle tappe principali), sono stati importanti momenti di riflessione, ma hanno portato a risultati di modesta entit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le varie istituzioni internazionali, che si occupano di ambiente (UICN, UNESCO, FAO), non sono riuscite ad incidere sulla situazione pi\u00f9 di quanto sia riuscita l\u2019ONU, dalla sua istituzione ad oggi, a risolvere i problemi di povert\u00e0 e pace nel Mondo. <strong>La situazione non risulta essere confortante<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Per riuscire ad arrestare il processo autodistruttivo, su cui da tempo ci siamo tutti incamminati, non basta fare retorica, si deve agire<\/strong>. Continuare a nutrire una smisurata fiducia nella capacit\u00e0 umana di risolvere i problemi non pu\u00f2 portarci da nessuna parte, considerato il fatto che <strong>\u00e8 l\u2019umanit\u00e0 stessa ad essere il problema<\/strong>. La natura comunque, come ha sempre fatto, risorger\u00e0 in nuove forme, \u00e8 la societ\u00e0 umana che \u00e8 destinata a collassare proprio perch\u00e9 nel tempo si \u00e8 progressivamente staccata da essa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dovremmo risvegliarci dall\u2019attuale stato ipnotico che ci rende ciechi al fatto che la natura non \u00e8 staccata da noi per essere sfruttata a nostro piacimento, ma bens\u00ec che noi facciamo parte di<strong> un sistema vivente in cui tutto \u00e8 collegato<\/strong> e dove ogni nostra azione provoca delle conseguenze che possono compromettere la nostra stessa capacit\u00e0 di sopravvivere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo stato attuale della situazione globale esige un maggiore <strong>equilibrio a livello ambientale, sociale ed economico.<\/strong> Come tutto ci\u00f2 possa esser compatibile con un sistema capitalistico basato sulla predazione di risorse, sulla competizione senza limiti, su uno smodato individualismo e consumo, su una crescita e produzione infinite a fronte di un Pianeta delimitato, che possiede risorse finite, \u00e8 tutto da valutare. Questa valutazione non pu\u00f2 prescindere da equilibrio, consapevolezza e senso di responsabilit\u00e0 e soprattutto dal produrre azioni concrete e immediate che possano provocare una decisa inversione di rotta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Occorre passare dal competere per l\u2019accesso a risorse scarse a <strong>collaborare per ottimizzare l\u2019utilizzo delle stesse a beneficio delle generazioni presenti e future<\/strong>. \u00c8 necessario passare da una modalit\u00e0 di sfruttamento mineraria, ovvero fino all\u2019esaurimento delle risorse, ad una loro estrazione responsabile, ed equilibrata, soprattutto per quanto riguarda quelle rinnovabili, per non superare il loro limite di sostituzione e di rigenerazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Conoscere, dibattere, non basta, pu\u00f2 essere funzionale per mettere a tacere la propria coscienza, avendo l\u2019impressione di aver cos\u00ec assolto il proprio compito, ma in realt\u00e0 cos\u00ec facendo tutto resta solo sullo sfondo, sul piano della retorica. Occorre agire, agevolare quel salto cultuale che attualmente governi ed istituzioni non sembrano in grado di produrre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di fronte al fallimento di stato e mercato, o alla loro connivenza nell\u2019aver provocato l\u2019attuale situazione, l\u2019idea di fondo \u00e8 che si possa superare la dicotomia che esiste tra loro e che fino ad oggi non ha prodotto soluzioni equilibrate, spostando l\u2019azione sulla <strong>dimensione locale<\/strong>. L\u2019idea \u00e8 che siano i territori, interconnessi in reti, in modo autodeterminato e solidale a cercare e gestire gli equilibri nella comunit\u00e0 e con l\u2019ambiente. <strong>La somma di sistemi e soluzioni locali efficienti e solidali non potrebbe che portare alla risoluzione dei problemi anche su scala globale.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il mercato potrebbe essere corretto dall\u2019ingresso di nuove imprese no profit, in libera concorrenza con le imprese for profit. Questo tipo di impresa, senza fini di profitto, che potremmo definire sociale (Muhammad Yunus)<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a> responsabile e cooperativa, avendo come obiettivi il sostentamento della forza lavoro, il rispetto dell\u2019ambiente e il reinvestimento in migliorie e innovazione degli avanzi attivi, potrebbe recare maggiore stabilit\u00e0 ed equit\u00e0 al mercato. I consumatori, avendo a disposizione diverse alternative, potrebbero orientare i loro acquisti di servizi e prodotti sulle imprese che diano le maggiori <strong>garanzie di rispetto<\/strong> per lavoratori e ambiente, eliminando cos\u00ec dal mercato quelle dotate di meno scrupoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Uscire dall\u2019attuale sistema economico \u00e8 sicuramente un\u2019utopia, ma attenuarne i deleteri effetti sugli equilibri sociali, economici ed ambientali \u00e8 altrettanto e sicuramente praticabile.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> <em>La grande trasformazione\u201d<\/em> 1974 Einaudi Torino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a>Muhammad Yunus 1940 economista e banchiere bengalese premio Nobel per la pace 2006.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Danilo Castagnetti | 14 giugno 2016 \u00a0 \u201cL&#8217;inferno dei viventi non \u00e8 qualcosa che sar\u00e0; se ce n&#8217;\u00e8 uno, \u00e8 quello che \u00e8 gi\u00e0 qui, l&#8217;inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. 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