{"id":37602,"date":"2015-12-22T09:46:11","date_gmt":"2015-12-22T09:46:11","guid":{"rendered":"http:\/\/socialchangeschool.org\/22\/12\/2015\/destinazione-finale-peru-forse\/"},"modified":"2015-12-22T09:46:11","modified_gmt":"2015-12-22T09:46:11","slug":"destinazione-finale-peru-forse","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.socialchangeschool.org\/it\/22\/12\/2015\/destinazione-finale-peru-forse\/","title":{"rendered":"Destinazione finale Per\u00f9. Forse"},"content":{"rendered":"<p><strong>Alessandra Cianchettini | 22 Dicembre 2015<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Qualsiasi progetto<\/strong>, nella vita e nel lavoro, <strong>inizia nella nostra testa<\/strong>: si fa strada dentro di noi e\u00a0se ci entusiasma e appassiona si traduce presto in sensazioni fisiche che ci invadono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pensate per esempio a un viaggio. Quante cose da fare? Programmare, organizzare,\u00a0decidere, etc\u2026L\u2019adrenalina sale e abbiamo voglia di partire. Tutti ci siamo trovati a vivere un\u2019esperienza delgenere, ma probabilmente lo abbiamo fatto con approcci diversi. C\u2019\u00e8 il \u201csuperorganizzato\u201d che non lascia niente al caso e programma ogni istante del viaggio, cercando di immaginare quello che succeder\u00e0 per prevenire eventuali disagi, e chi, zaino in spalla, sta a vedere cosa succede e di volta in volta \u201caggiusta il tiro\u201d. E\u2019 di questo che parleremo oggi, <strong>spostando il focus dal viaggio al progetto<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rimaniamo nella metafora: mettiamo sullo stesso piano il fatto d\u2019avere <strong>un\u2019idea e volerla trasformare in progetto<\/strong> con la decisione di partire per un lungo viaggio. Che approccio vogliamo avere rispetto a pianificazione e previsione?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Personalmente penso che il Per\u00f9 sia un posto molto affascinante, ma questo non so quanto sia rilevante in questa sede, quindi\u2026 torniamo a noi. Nell\u2019attesa della partenza possiamo fare almeno due cose: decidere di pianificare spostamenti, prenotare alloggi, scegliere cosa visitare e dove mangiare o stabilire il minimo indispensabile per poi organizzarci giorno per giorno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo approccio pu\u00f2 darci l\u2019illusione di riuscire a prevenire gli imprevisti salvo poi renderci conto che i piani cambiano perch\u00e9 intervengono circostanze che non possiamo conoscere a priori. Prima d\u2019arrivare in Per\u00f9, ad esempio, non possiamo sapere se apprezzeremo pi\u00f9 il trekking o le visite ai siti maya. Possiamo avere un\u2019idea, ma non sappiamo se poi sar\u00e0 davvero quella giusta. Quindi abbiamo due scelte: programmare tutto il percorso rischiando di dedicare parte del nostro viaggio a cose che avremmo evitato o lasciare spazio all\u2019esperienza e alle idee che cambiano. Lo stesso accade in un progetto: a <strong>volte passiamo molto tempo a cercare di definire una programmazione del lavoro dettagliata e a lungo termine<\/strong> con la speranza di poter controllare le difficolt\u00e0, ma questo non \u00e8 altro che un modo ingannevole per tenere a bada ansie e paure e non ha nulla a che fare con la capacit\u00e0 e la possibilit\u00e0 di risolvere problemi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con questo non intendo dire di andare allo sbaraglio, ma consiglio di abbandonare piani e false certezze per <strong>lasciar spazio all\u2019ascolto e al cambiamento<\/strong>. Per fare questo per\u00f2 dobbiamo essere innanzitutto onestamente <strong>disponibili a modificare la nostra idea<\/strong> e nello zaino dobbiamo <strong>avere gli strumenti necessari<\/strong> per farlo. Fare piani per un lungo periodo ha anche a vedere con il concetto di previsione. A parte i pochi eletti che hanno a disposizione una sfera di cristallo, noi comuni mortali come possiamo sapere e decidere oggi come dovr\u00e0 essere il nostro prodotto\/servizio tra sei mesi o un anno?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La nostra soluzione ci appare migliore di altre e credendo fermamente che sar\u00e0 utile e porter\u00e0 del valore alle persone, investiamo molto o a volte tutto in essa, ma la realt\u00e0 con cui dobbiamo fare i conti \u00e8 un\u2019altra: le nostre certezze sono solo attraenti ipotesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non siamo noi ad avere le idee chiare sul progetto (anche se pensiamo di averle). <strong>Le uniche persone che sanno esattamente come vorrebbero che fosse sono coloro che ne beneficeranno. Il loro punto di vista \u00e8 cibo per il nostro progetto.<\/strong> Invece di cavalcare certezze, prima di ogni altra cosa andiamo a <strong>chiedere alla gente<\/strong> se veramente ha bisogno della soluzione che abbiamo in mente e, soprattutto, <strong>come vorrebbe che fosse questa soluzione.<\/strong> Dimentichiamoci di come la vediamo noi, distacchiamoci dall\u2019idea come se non ci appartenesse e dedichiamoci all\u2019ascolto delle persone. <strong>Una volta in Per\u00f9, potremmo scoprire che vogliamo andare anche in Ecuador.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Photo credits Moyan Brenn https:\/\/www.flickr.com\/photos\/aigle_dore\/<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alessandra Cianchettini | 22 Dicembre 2015 Qualsiasi progetto, nella vita e nel lavoro, inizia nella nostra testa: si fa strada dentro di noi e\u00a0se ci entusiasma e appassiona si traduce presto in sensazioni fisiche che ci invadono. 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