{"id":37600,"date":"2015-12-01T08:34:12","date_gmt":"2015-12-01T08:34:12","guid":{"rendered":"http:\/\/socialchangeschool.org\/01\/12\/2015\/mauritania-lultimo-spettacolo\/"},"modified":"2023-03-28T09:07:15","modified_gmt":"2023-03-28T09:07:15","slug":"mauritania-lultimo-spettacolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.socialchangeschool.org\/it\/01\/12\/2015\/mauritania-lultimo-spettacolo\/","title":{"rendered":"Mauritania l\u2019ultimo spettacolo"},"content":{"rendered":"<p><strong>Andrea Stroppiana | 1 Dicembre 2015<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019ultimo pomeriggio in Mauritania, dopo l\u2019ultimo incontro di lavoro, decido di andare a vedere l\u2019Oceano. Prendo un taxi e chiedo al ragazzetto alla guida di portarmi al porto di pesca. Mi guarda interrogativo e mi chiede: \u201cma \u00e8 sicuro di voler andare al porto di pesca\u201d? Certo rispondo, perch\u00e9? Risposta: \u201cPerch\u00e9 non \u00e8 un posto per lei\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Devo dire che ero con la camicetta bellina e i pantaloni stirati delle grandi occasioni, avendo appena incontrato il direttore dell\u2019<strong>Ufficio FAO<\/strong> per il debreafing.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli chiedo se ci sono pericoli o rischi e mi risponde che no, ma che i bianchi non vanno allo scarico del pesce.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se avevo un dubbio se andare o no verso quella destinazione questo scambio di informazioni me lo ha fugato completamente. Andiamo senz\u2019altro al \u201cport de p\u00eache\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo una buona mezz\u2019ora ci troviamo alla estrema periferia di Nouakchott e finalmente arriviamo al porto. Il mare dalla macchina non si vede\u2026 si vede invece <strong>una quantit\u00e0 impressionante di gente che si muove come le formiche di un formicaio<\/strong> all&#8217;entrata di un passaggio che verosimilmente doveva condurre al porto vero e proprio sul mare. Il taxi deve fermarsi e lasciarmi l\u00ec, anche perch\u00e9 con tutta quella gente continuare ad avanzare sarebbe stato impossibile. A fatica scansando carretti trainati da asini e persone di ogni tipo mi avvicino alla catena che sancisce l\u2019inizio del porto. La scavalco e <strong>avanzo tra la folla variopinta e vestita solo di stracci<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E l\u00ec comincia la puzza, quella vera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In modo incipiente ti avvolge. Aumentando esponenzialmente ad ogni passo verso il mare fino a diventare qualcosa di materiale e tangibile. Un po&#8217; cos\u00ec mi sono sempre immaginato i buchi neri, qualcosa di estremamente denso che tutto richiama a s\u00e9 e che tutto ingloba senza lasciare scampo\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo circa 500 metri sono nei pressi del mare. Li mi aspetta la spiaggia, ma il confine tra spiaggia e mare non si vede. Migliaia di persone si accalcano e si muovono febbrilmente sul bagnasciuga. Al largo, appare una distesa infinita di barche e barchette, molte ormeggiate, molte in fase di approdo. Il porto non c\u2019\u00e8. Non ci sono banchine, frangiflutti, nulla di nulla se non la spiaggia. Una spiaggia bianchissima letteralmente coperta di mucchi di pesce e di gente per tutta la lunghezza visibile. Intanto la puzza si \u00e8 trasformata in qualcosa di concreto. Si pu\u00f2 vedere, toccare, impacchettare, fotografare, e vendere. Qui \u00e8 la vera unica ed incontrastata padrona, la protagonista numero 1. Una puzza come non l\u2019avevo mai sentita prima, pervasiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La situazione \u00e8 commuovente.<\/strong> Ad ogni barca che si avvicina alla riva decine di persone partono a piedi verso il mare, con le onde alle ascelle, con cassette vuote in bilico sulla testa per prelevare il pesce prima degli altri, prima che la barca tocchi terra e venga scaricata, altri invece si buttano in acqua dalle barche stesse con ceste enormi sulla testa stracolme di pesce e avanzano verso la riva in direzione opposta ai primi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La riva. Indescrivibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mucchi di pesce ovunque: li sono conchiglie grandi come noci di cocco, qua sono seppie e calamari, pi\u00f9 in l\u00e0 pesci coloratissimi e di tutte le dimensioni, qua anguille e pesci simili a serpenti corallo, pi\u00f9 in l\u00e0 tonni e mostri marini dalle facce orribili, un uomo cammina tenendo per le antenne un mazzo di aragoste giganti. Uno squalo giace con la bocca verso il cielo. Poi gli asini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono a centinaia i carretti trainati da asini su quella spiaggia, ne ho contati una sessantina giusto intorno a me, ma chiss\u00e0 quanti altri. Sono venuti a caricare il pesce per portarlo chiss\u00e0 dove, chiss\u00e0 per conto di chi. La magia \u00e8 che nessuno fa caso a me, con la mia camicetta a righine bianche e rosse tutta bella stirata. Scanso ad ogni passo gente con pesi sulla testa o carretti. Mi devo togliere le scarpe per non dover poi buttarle via. <strong>Una umanit\u00e0 poverissima che non invidio<\/strong>, cos\u00ec diversa da quella del deserto della settimana precedente. Storpi ovunque, gruppetti di venditori e barche in secca. Nessuno mi calcola, mi rivolge la parola, fa cenno di avermi notato \u2026 e ne sono felicissimo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le barche sono la cosa pi\u00f9 bella di questo posto. Di legno d\u2019albero, tutto d\u2019un pezzo, coloratissime come in Ghana, con a bordo dalle 15 alle 30 persone, molti bambini, facce povere e sofferenti, occhi scavati dalla stanchezza, vestiti laceri. Nessuno parla francese. Provo a chiedere in giro qualche informazione, nulla. Appena una barca arriva sul bagnasciuga tutti scendono e cominciano a tirare in 20 o 30 questi scafi che pesano tonnellate. Arriva un\u2019onda pi\u00f9 forte e ci si deve scansare d\u2019un salto perch\u00e9 la barca si inclina improvvisamente dando un colpo di coda e se sei sotto con un piede sei spacciato. <strong>Comincio a capire perch\u00e9 nel seminario di Dakar, nella statistica delle peggiori forme di lavoro dei bambini, la pesca fosse al primo posto e capisco perch\u00e9 cos\u00ec tanti storpi tra quei pescatori.<\/strong> Bagnati fradici tirano la barca a terra e comincia la procedura per issarla lontano dal bagnasciuga. Usano le bombole del gas come rulli, ma l\u2019operazione non \u00e8 scontata, lo scafo scivola, ruota su se stesso altri vengono ad aiutare, ne conto 36 tutti intorno ad uno scafo particolarmente robusto, a spingere o a tirare o a fare contrappeso, l\u2019operazione \u00e8 lunghissima, si guadagnano pochi centimetri alla volta, dura circa 20 minuti, poi la barca \u00e8 issata. Il lavoro non \u00e8 finito, ci sono le reti da pulire e soprattutto il pesce da vendere. Sono le 5,40 del pomeriggio, occhiaie lunghe di chi si \u00e8 svegliato prima dell\u2019alba o di chi non \u00e8 andato a dormire e non ne pu\u00f2 pi\u00f9, cominciano le contrattazioni per chi \u00e8 appena approdato. A 300 metri una scena tristissima. Due ruspe stanno caricando tonnellate di pesce che non si \u00e8 venduto ed \u00e8 da buttare, sui camion della spazzatura. Ce ne sono 4 in attesa di essere riempiti. La visione \u00e8 straziante, le mosche non si contano, nessuno mi spiega perch\u00e9 quel pesce sia da buttare, non sono in grado di comunicare con nessuno e le 2 cose mi danno una certa ansia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>E\u2019 l\u2019ora del Maghrib<\/strong>, nel brulichio di gente, molti cominciano la preghiera tra asini, mucchi di pesce, fuocherelli in cui si arrostisce qualcosa, casse vuote o piene e viavai continuo. <strong>Non c\u2019\u00e8 quasi lo spazio fisico libero per prostrarsi ad Allah.<\/strong> Da uno che si inchina diventano 2 poi molti, poi d\u2019improvviso quasi tutti, spalle al mare, si sentono solo le mosche e gli asini che ragliano. Una fila disordinata di culi sollevati nel tramonto, <strong>uomini laceri e donne dai veli coloratissimi<\/strong>, tutti silenziosi, <strong>per una volta mescolati i due sessi, senza separazioni, a ringraziare forse di essere ancora vivi,<\/strong> forse solo a compiere un dovere a cui non si pu\u00f2 derogare. Le barche che stanno approdando mancano della manodopera necessaria e temporeggiano l\u2019approdo, sono arrivate al momento sbagliato; dopo 6 o 7 minuti, per\u00f2, il brulichio si riaccende tutto d\u2019un colpo e tutto torna come prima.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le barche allineate sulla spiaggia a 15 metri dal bagnasciuga sono un mosaico di colori da fare invidia al pi\u00f9 bell\u2019arcobaleno. L\u2019occhio non riesce a vedere la fine delle prue allineate lungo la linea del mare, sono veramente migliaia. Mi siedo all\u2019ombra di una di esse un po\u2019 in disparte e guardo le scena di vita di questo girone infernale, qualcosa mi impedisce di andarmene e resto inchiodato a guardare la stessa scena che si ripete sempre uguale e sempre con dettagli diversi; neanche sento pi\u00f9 tanto la puzza. Si \u00e8 levato il vento e ancora sono tantissime le barche che stanno rientrando al porto. Porto? Chiss\u00e0 perch\u00e9 lo chiamano porto, certo sarebbe bello se facessero un vero porto in modo che non fosse pi\u00f9 necessario issare ogni giorno le barche a riva con i pericoli e la fatica che ci\u00f2 comporta. Intanto mi rendo conto che i colori, gli odori e le immagini mi stanno letteralmente ubriacando e mi dico che \u00e8 meglio pensare di rientrare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cFino alle 8 di sera \u00e8 cos\u00ec\u201d mi dice il taxista che mi riporta in centro, e alle 5 del mattino si ricomincia\u2026 l\u2019unico momento tranquillo \u00e8 dalle 11 alle 15. Tranquillo per lui, non per chi sta in mezzo alle onde. I colori stemperano nel ricordo della puzza e gli occhi stanchi sembra che ancora mi stiano osservando senza darlo a vedere&#8230;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Andrea Stroppiana | 1 Dicembre 2015 L\u2019ultimo pomeriggio in Mauritania, dopo l\u2019ultimo incontro di lavoro, decido di andare a vedere l\u2019Oceano. Prendo un taxi e chiedo al ragazzetto alla guida di portarmi al porto di pesca. Mi guarda interrogativo e mi chiede: \u201cma \u00e8 sicuro di voler andare al porto di pesca\u201d? Certo rispondo, perch\u00e9? 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