{"id":37547,"date":"2015-02-17T10:32:04","date_gmt":"2015-02-17T10:32:04","guid":{"rendered":"http:\/\/socialchangeschool.org\/17\/02\/2015\/frittelle-e-sviluppo-una-chiave-per-la-qualita-parte-1\/"},"modified":"2023-03-28T09:07:17","modified_gmt":"2023-03-28T09:07:17","slug":"frittelle-e-sviluppo-una-chiave-per-la-qualita-parte-1","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.socialchangeschool.org\/it\/17\/02\/2015\/frittelle-e-sviluppo-una-chiave-per-la-qualita-parte-1\/","title":{"rendered":"Frittelle e sviluppo. Una chiave per la qualit\u00e0.  Parte 1"},"content":{"rendered":"<p><strong>Andrea Stroppiana | 17 Febbraio 2015<\/strong><\/p>\n<p>Mia nonna faceva le schicce, delle frittelle che preparava non solo con acqua e farina come vuole la ricetta varzese, ma aggiungendo fiori di sambuco lasciati a bagno in un poco di latte e credo qualche goccia di arancio o limone. La ricetta si \u00e8 persa, ed io ne ricordo soltanto un sapore squisito che mio figlio non assagger\u00e0 mai. Anni dopo la sua morte, ora che sono diventato padre, mi rendo conto della vastit\u00e0 della perdita che, al di la degli affetti, ho subito. Al dolore della scomparsa di una persona cara si aggiunge quello della perdita irreversibile di qualcosa di prezioso che tale persona sapeva fare e che pi\u00f9 nessuno \u00e8 in grado di replicare. Provai una sensazione simile, quando Nadia mi raccont\u00f2 dell\u2019esperienza che stava seguendo presso il castello baronale di Riano, alle porte di Roma, riguardo un progetto di musealizzazione della memoria e della cultura locale. Nel riflettere insieme a lei sulla corretta formulazione dell\u2019obiettivo di quel bel progetto, ripensai al significato della perdita delle tradizioni, e sentii in bocca il sapore delle schicce di mia nonna.<\/p>\n<p><strong>A volte formulare gli obiettivi dei progetti che ci accingiamo a identificare, dopo aver deciso le azioni che vogliamo intraprendere, appare un lavoro da specialisti, laborioso, difficile, irto di dubbi, alternative, possibili sovrapposizioni<\/strong>. Si cerca a questo proposito, di ripetere negli obiettivi, le priorit\u00e0 dei bandi stessi per compiacere maggiormente gli enti finanziatori. Tale difficolt\u00e0, che molti hanno certamente sperimentato, mi spinge a riflessioni apparentemente teorico filosofiche, ma in realt\u00e0 estremamente pragmatiche aventi implicazioni di enorme portata sia operativa sia morale.<\/p>\n<p>Parlando di interventi di sviluppo, ritengo che anche <strong>un progetto scritto malissimo<\/strong> e formulato senza la conoscenza del pi\u00f9 elementare gergo richiesto dagli enti finanziatori, <strong>possa essere un ottimo progetto purch\u00e9 sia concepito e realizzato con la volont\u00e0 di migliorare<\/strong>, attraverso azioni determinate, situazioni di sofferenza o disagio di gruppi umani o singoli individui e riesca poi a farlo nella realt\u00e0. Ricordo a questo proposito la <strong>\u201colla popular\u201d<\/strong> organizzata autonomamente a Bogot\u00e0 da umili famiglie di quartieri poverissimi per accogliere con un pasto caldo, altre famiglie ancora pi\u00f9 povere sfollate dalle zone di violenza e giunte nella capitale senza un soldo in tasca. Progetto bello e sostenibile non certo formulato con il quadro logico! Qui il motore di partenza era proprio la volont\u00e0 di alleviare le sofferenze iniziali dei nuovi arrivati nei quartieri di estrema periferia, non quello di vincere un bando. Tale anelito o pi\u00f9 semplicemente volont\u00e0 di ridurre i disagi delle persone \u00e8 per\u00f2 un ingrediente che di fatto esiste molto di rado al di fuori delle parole in quei progetti che nascono piuttosto spinti dalla presenza di finanziamenti e dall\u2019anelito di aggiudicarseli. Il beneficio per i beneficiari viene cercato per ultimo nella formulazione, e come conseguenza logica di attivit\u00e0 che si \u00e8 gi\u00e0 deciso di fare, oppure in risposta alla sollecitazione del finanziatore che predispone apposite caselline nei formulari. Anche gli stessi bandi europei descrivono i propri obiettivi mediante una sfilza di azioni finanziabili. C\u2019\u00e8 quindi veramente poco da stupirsi circa i frequenti fallimenti o, se preferiamo, l\u2019inutilit\u00e0 di cos\u00ec tanti progetti finanziati. N\u00e9 deve sembrare strano che i loro obiettivi immancabilmente assumono la veste di pure e semplici attivit\u00e0 da realizzare (attrezzare un laboratorio, coordinarsi tra gli attori, formare le donne, sensibilizzare la societ\u00e0 civile, aprire un centro d\u2019assistenza\u2026).<\/p>\n<p>Allora tentiamo di proporre un nuovo elemento nell\u2019accezione di <strong>Qualit\u00e0 di un progetto<\/strong> e proviamo per un momento, a mettere la Qualit\u00e0 del progetto in relazione alla Qualit\u00e0 dei suoi obiettivi e a loro volta questi in relazione alla capacit\u00e0 di toccare problemi seri ed importanti dei destinatari del progetto stesso (ci\u00f2 che la UE definisce come uno degli elementi nella valutazione della Relevance di un intervento). Vorrei affermare che una individuazione seria dei problemi dei beneficiari si pu\u00f2 garantire solo se si riesce a cogliere in essi l\u2019elemento di sofferenza, disagio e frustrazione che attiene alla loro sfera emozionale. Secondo questa nuova interpretazione, applicando la propriet\u00e0 transitiva, <strong>la qualit\u00e0 dei processi di sviluppo, potrebbe essere direttamente proporzionale al coinvolgimento delle emozioni che \u00e8 stato investito nella loro genesi.<\/strong> In questa accezione che vorrei proporre, i due termini: <strong>definizione obiettivi e coinvolgimento della sfera emozionale<\/strong> applicati al concetto di qualit\u00e0 di una proposta progettuale sarebbero totalmente inscindibili nel senso che quest\u2019ultima (la qualit\u00e0) passerebbe necessariamente attraverso una stretta relazione tra obiettivi e emozioni nella quale questi derivano da quelle. Non credo che il coinvolgimento emotivo basti per formulare obiettivi e progetti di qualit\u00e0, ma non dovrebbe essere n\u00e9 marginale n\u00e9 dato per scontato. Nella realt\u00e0 manca quasi sempre. Se c\u2019\u00e8 soltanto emotivit\u00e0 il rischio di scivolare nella pura assistenza \u00e8 forte, ma se l\u2019emozione si affianca alla professionalit\u00e0 e mantiene il posto che deve avere, allora si possono aprire le porte ad una progettazione di qualit\u00e0. In altre parole formulare gli obiettivi di un progetto senza prima decodificare, toccare, sentire dentro di s\u00e9 la sofferenza dei destinatari dello stesso \u00e8 equivalente a voler descrivere un luogo senza averlo mai visto, o a voler fare la critica di un libro che non si \u00e8 letto o di un concerto che non si \u00e8 mai ascoltato.<\/p>\n<p>La letteratura e la pratica con cui sono venuto in contatto negli ultimi 20 anni assumono spessissimo ben altri punti di vista nella connotazione degli obiettivi. <strong>\u201cFormare persone\u201d, \u201cattrezzare scuole o ospedali\u201d, \u201cfare rete\u201d<\/strong> sono alcuni tra i pi\u00f9 frequenti obiettivi-attivit\u00e0 che si riscontrano nei progetti che la Unione Europea finanzia con dovizia di risorse e appaiono sempre pi\u00f9 sovente proprio in questa veste, nelle linee guida dei bandi. Questi finti obiettivi (sono azioni) in molti casi nascono in seguito all\u2019analisi dei bisogni o fabbisogni, pratica che, se non realizzata con la dovuta professionalit\u00e0, porta a risultati disastrosi, o quantomeno assai distanti dal pensiero che sto tentando di esporre. Allora troppo spesso un\u2019analisi dei bisogni diventa una ricerca di ci\u00f2 che \u201cl\u2019analizzato\u201d o \u201cl\u2019analizzatore\u201d ritengono possa servire per risolvere i principali problemi . E che cosa \u00e8 questa <strong><em>need analysis<\/em><\/strong> se non ci\u00f2 che tutti facciamo subito prima di recarci al supermercato? Con la penna in mano ci chiediamo di cosa abbiamo bisogno. Ho visto veramente tante analisi di fabbisogni nella mia vita: veri e propri elenchi (spesso nati da metodologie altamente partecipative) di desiderata; sfilze di soluzioni presenti nella testa dei soggetti che venivano interpellati, cose da fare una volta in possesso delle agognate risorse finanziarie, liste di raccomandazioni che si traducevano prontamente in altrettanti obiettivi di progetti. Ecco i PCP; Piece of Cake Projects, i progetti \u201cdistribuzione fette di torta\u201d.<\/p>\n<p>Vorrei<strong> contrapporre<\/strong>, con enfasi ed energia, <strong>l\u2019analisi delle soluzioni e delle attivit\u00e0 con l\u2019analisi delle loro radici<\/strong>. Bisogni versus disagi, fette di torta versus obiettivi, needs against people. Forse il vero contraltare ai fabbisogni sono proprio semplicemente le persone; ma, e qui sta la grande differenza, intendo le persone PRIMA di trasformarsi e distorcersi in portatori di needs, PRIMA di diventare liste ambulanti di cose da fare o da acquistare; persone come sono realmente con i loro dolori, le loro frustrazioni, i loro disagi A MONTE di ci\u00f2 che si potrebbe fare per alleviarli. Questa differenza temporale appena accennata e sottolineata come base di analisi per la formulazione di un progetto, \u00e8 il segreto per avere dei problemi di qualit\u00e0 e, di conseguenza, degli obiettivi e dei progetti di qualit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Cosa dovrebbe essere allora un\u2019analisi degli esseri umani che si contrapponga e si collochi agli antipodi rispetto all\u2019analisi dei loro bisogni?<\/strong> Dovrebbe essere quell\u2019analisi che, come punto di partenza, porti il progettista a sentire dentro di s\u00e9 la sofferenza, la frustrazione e il disagio degli individui che nel progetto chiamer\u00e0 beneficiari, e a trasformare tali elementi di disagio nei veri obiettivi del suo progetto. Al di fuori di ci\u00f2 non si pu\u00f2 parlare di problemi, ma solo di assenza di possibili strumenti per risolverli. Detto pi\u00f9 semplicemente, non \u00e8 l\u2019assenza o l\u2019inadeguatezza della formazione a causare dolore emotivo al contadino a o al dirigente, ma piuttosto la difficolt\u00e0 a vendere le cipolle o a gestire le finanze della sua impresa, se la formazione andava in quelle direzioni. Non ci pu\u00f2 essere qualit\u00e0 vera negli obiettivi di un progetto (e di conseguenza nel progetto stesso) se questi non rispecchiano, esprimendolo in positivo, il dolore delle persone invece che le loro proposte di soluzione. Questo sentire e decodificare il disagio dei beneficiari per poterlo formulare come obiettivo ha una distanza abissale da ci\u00f2 che abbiamo visto essere l\u2019analisi dei loro fabbisogni. Quanto \u00e8 ampia tale distanza? Concettualmente anni luce. Ognuna di queste 2 tipologie di analisi, da origine a prodotti molto, molto diversi .<\/p>\n<p>Chi pensa che la costruzione di un ospedale sia la stessa cosa rispetto all\u2019accesso alle cure sanitarie chieda l\u2019opinione di qualunque donna africana, asiatica o sudamericana. E allora <strong>perch\u00e9 continuiamo a finanziare progetti che costruiscono ospedali senza verificare se le persone accedano ai loro servizi?<\/strong> Cos\u00ec come finanziamo i corsi di formazione senza valutare l\u2019unica cosa che importa: l\u2019utilizzo, dopo i corsi, del know-how acquisito, elemento questo che nei progetti non appare da nessuna parte forse perch\u00e8 giudicato di scarsa importanza da chi li finanzia? In quest\u2019ottica di obiettivo=attivit\u00e0, tutti i progetti diventano un successo dato che i loro obiettivi coincidono con quello che essi fanno e, in quanto espressione di attivit\u00e0, vengono quasi sempre raggiunti. Realizzare le attivit\u00e0, una volta ricevuti i finanziamenti, non \u00e8 la sfida che conta, mentre <strong>verificare che le attivit\u00e0 portino cambiamenti<\/strong> \u00e8 l\u2019unica ragione che d\u00e0 un senso allo spendere i soldi ed \u00e8 precisamente ci\u00f2 di cui nessuno si prende cura. Su 13 progetti gi\u00e0 finanziati che ho analizzato la scorsa settimana in nessuno (NEMMENO UNO) tale aspetto era neanche minimamente accennato, mentre in ogni angolo del formulario si dettagliavano le attivit\u00e0 definendole e chiamandole con disarmante pressapochismo da progettisti professionisti in tutti i modi possibili (finalit\u00e0, risultati, indicatori, obiettivi, outcomes, prodotti strategici!).<\/p>\n<p>L\u2019obiettivo si decide prima di sapere che cosa si far\u00e0 per raggiungerlo, cos\u00ec come il problema esiste prima di aver deciso il come e con cosa risolverlo; pertanto l\u2019obiettivo non pu\u00f2 coincidere con le attivit\u00e0, non pu\u00f2 essere in alcuna maniera collegato al verbo \u201cfare\u201d. Il dolore che provo quando ripenso alla perdita della ricetta delle schicce di mia nonna \u00e8 l\u2019elemento che dovrebbe dare l\u2019imprinting agli obiettivi di un ipotetico progetto che 30 anni fa qualcuno avrebbe dovuto mettere in piedi, cos\u00ec come Nadia sta facendo con il museo della memoria di cui parlavo prima. Allora lasciamo la <strong>\u201csalvaguardia della memoria\u201d<\/strong> tra gli obiettivi e \u201cl\u2019apertura del museo\u201d tra le attivit\u00e0, senza eliminare la prima parte (il perch\u00e9 lo si fa) lasciando solo la seconda (il cosa si fa). I due concetti: obiettivo e attivit\u00e0, hanno natura assolutamente e profondissimamente diversa. La stessa che esiste tra un mezzo ed un fine, tra una vaccinazione e il rimanere in salute, tra una bicicletta e la possibilit\u00e0 di raggiungere un luogo lontano. Allora forse, dopo mezzo secolo di fallimenti, elefanti bianchi e scatole vuote, \u00e8 veramente giunto il momento di iniziare a valutare i benefici che si ottengono di fianco alle azioni che si fanno, e quindi di dire basta agli obiettivi-attivit\u00e0, di rifiutare di formulare (e finanziare) progetti che si limitano a fare rete locale, formare 20 disoccupati, distribuire fertilizzanti o attrezzare il centro di ricerca. Lasciamo tutto ci\u00f2 alle azioni e cominciamo finalmente a fare progetti in cui spieghiamo anche il perch\u00e9 le facciamo. Mettiamo tutti gli elementi di cui abbiamo bisogno al posto giusto.<\/p>\n<p>Non \u00e8 certamente vero che una definizione sana e corretta degli obiettivi di un progetto basti per assicurare la qualit\u00e0 di quest\u2019ultimo. Lungi da me fare una semplificazione cos\u00ec grossolana. Tra un buon progetto ed una corretta separazione tra obiettivi e azioni c\u2019\u00e8 ancora un intero mondo nel mezzo. Solo affermo con risolutezza che per avere un buon progetto e poterlo monitorare o valutare con intelligenza \u00e8 imprescindibile tale distinzione concettuale cos\u00ec come \u00e8 imprescindibile esprimerla nel documento con cui si richiede il finanziamento.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Andrea Stroppiana | 17 Febbraio 2015 Mia nonna faceva le schicce, delle frittelle che preparava non solo con acqua e farina come vuole la ricetta varzese, ma aggiungendo fiori di sambuco lasciati a bagno in un poco di latte e credo qualche goccia di arancio o limone. 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