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Cooperazione allo sviluppo, un oceano di aiuti che aiutano

Sandro Calvani | 20 Maggio 2014

Incassi aumentati di 15 volte: se un dato così apparisse nel bilancio di un’impresa multinazionale il valore delle sue azioni in borsa schizzerebbe alle stelle. Il dato é invece l’aumento del finanziamento delle operazioni umanitarie delle Nazioni Unite da parte delle imprese private, che nel 2008 rappresentava solo l’ 1% dell’impegno delle agenzie umanitarie dell’ONU e nel 2012 é salito al 15%, quindici volte di più di quattro anni prima. La notizia spunta in mezzo a molte altre ugualmente sorprendenti nel rapporto annuale uscito ad Aprile 2014 Humanitarian Assistance from Non-State Actors (aiuto umanitario non-statuale) di Global Humanitarian Assistance, un centro di ricerca ed informazione sull’aiuto umanitario che fa parte di Development Initiatives, un consorzio inglese tra imprese di consulenza per lo sviluppo sostenibile e ONG che fanno ricerca ed informazione.
Il privato in tutte le sue forme, cioé individui singoli, famiglie, ONG per lo sviluppo, imprese private, fondazioni, pesa ormai oltre un quarto di tutto l’aiuto umanitario globale, soprattutto in risposta a disastri naturali. La fondazione svedese IKEA, che distribuisce ai più poveri una parte dei profitti della notissima azienda di mobili e accessori per l’arredamento, ha aumentato il suo impegno umanitario da 45 milioni di Euro nel 2012 a 101 milioni nel 2013 e la fondazione Bill e Melinda Gates dei fondatori di Microsoft ha raggiunto 52 milioni di dollari. La Federazione internazionale delle Croci Rosse e delle Mezzalune Rosse ha integrato il sistema online di fundraising Ammado in tutti i suoi appelli diretti alle decine di imprese che aiutano la Croce Rossa: tramite Ammado ogni impiegato può decidere quanto donare a quale causa e seguire i risultati ottenuti dalla sua donazione. La donazione media di ogni impiegato nel soccorso alle vittime del tifone Haiyan che ha colpito le Filippine nel Novembre 2013 ha raggiunto i 78.6 dollari, con donazioni provenienti da 120 paesi, il livello più alto e più ampio mai raggiunto da piattaforme globali di donazioni private. Questi pochi dati, estratti tra centinaia di altri del rapporto 2014, lasciano capire quanto spazio di crescita c’é per l’impresa privata nel settore umanitario.
Con un po’ di immaginazione si potrebbe dire che il settore degli aiuti umanitari ha trovato nel terzo settore la sua nuova strategia Oceano Blu.  é un best seller scritto e pubblicato nel 2005 dai professori dell’INSEAD W. Chan Kim e Renée Mauborgne. La loro trovata é che le imprese di maggior successo non sono quelle che vincono la concorrenza in un mercato limitato dove ogni pesce più grande ne mangia uno più piccolo -cioé un oceano rosso di sangue- ma sono piuttosto quelle che trovano o creano un mercato completamente nuovo creando nuove tecnologie e/o una nuova domanda di prodotti o servizi dove non c’é concorrenza, quello che chiamano un oceano blu.
In Italia l’agenzia AGIRE che coordina le più importanti organizzazioni di soccorso umanitario pubblica annualmente un rapporto in italiano che rappresenta una buona analisi panoramica sull’aiuto umanitario.


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