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EDITORIALE. Cambio vita dalle multinazionali alla cooperazione internazionale: Titti Andriani e gli altri   

EDITORIALE. Cambio vita dalle multinazionali alla cooperazione internazionale: Titti Andriani e gli altri  

Il primo ricordo di Titti Andriani è di quando si presentò al Colloquio di Valutazione del potenziale, nel 2008.

Avviata in una solida carriera ‘forprofit’ ma al contempo impegnata nel volontariato, sentiva  forte l’esigenza  di mettere le sue competenze e la sua determinazione  al servizio di chi ne avesse più bisogno. Riprendendo la scheda di allora, il suo ‘sogno professionale’  era di creare una sua organizzazione attiva in Africa sui temi della prevenzione oncologica, anche con il supporto del marito oncologo.

Una ‘startup’ sociale di fatto, un percorso di auto-imprenditorialità sociale.

Il potenziale di Titti non mi stupì-  la sua determinazione e sensibilità erano tipiche dei tanti che dal forprofit si rivolgono a noi per cambiare vita “alla ricerca di maggiore senso e di impatto”.

Quello che non potevo immaginare è quanto sarebbe stata concreta e rapida nel dare forma reale e solida al suo sogno.

Poco dopo aver frequentato il master FRAME, mi chiamò per annunciarmi la fondazione della sua AFRON – Oncologia per l’Africa Onlus’, di cui è  Fondatrice e Presidente.

Qualche tempo dopo chiamò la Scuola alla ricerca di stagisti. In una rapida costruzione di eventi,  Titti ha messo su una struttura che oggi riesce a visitare diverse migliaia di donne l’anno: “Solo a novembre 2016” racconta Titti “ abbiamo svolto uno screening ginecologico e senologico per le donne karimojong in Uganda, per 1.836 donne in due settimane”

Vi lascio al suo bel racconto Sconfiggere il Cancro: diario del mio ultimo viaggio in Uganda’ appena pubblicato in ‘Storie dal Campo’ la rubrica dedicata ai professionisti da noi formati.

Molti di coloro che vengono dal forprofit – che di solito diventano Project Manager o Humanitarian Manager o Fundraising Manager in ONG medio grandi- hanno un vantaggio: sono più abituati a misurarsi con risultati concreti, e spesso più concreti loro stessi.

Più ‘cattivi’ come ho raccontato sul Fatto Quotidiano in uno dei post più letti:

Lavorare nelle ONG. E’ finito il tempo dei buoni, avanti i cattivi”.

Perchè è così,  per perseguire il bene, serve la giusta ‘cattiveria’!

Marco Crescenzi

 

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